Novelle

 
 
 

Pubblicato dalle Edizioni Clichy nel 2016, il volume curato e tradotto da Marco Gabellieri raccoglie nove racconti di Arthur Schnitzler, accomunati da una minuziosa indagine delle relazioni dei personaggi con se stessi, con gli altri e con il mondo, figure prese in una costante contraddizione tra meccanica e imprevedibilità.schnitzlercopertinasingola

Sia nel caso in cui la narrazione provenga dalla voce della prima persona singolare (come accade in Fiori, Il sottotenente Gustl, Il diario di Redegonda, La danzatrice greca e La moglie del soldato) sia che nasca dall’assunzione da parte del narratore esterno del punto di vista di un particolare personaggio (come succede in Geronimo il cieco e suo fratello, Il destino del barone von Leisenbogh, L’estranea e La morte del soldato), eguale è l’attenzione da parte di chi racconta alle zone d’ombra, alle inquietanti incompletezze dell’esistenza, all’ingovernabilità dei legami, all’impossibilità di sopportare le proprie colpe e di porre rimedio per sempre ai propri errori, come se ogni evento o azione facesse sempre e comunque parte di una rete resistente che limita la possibilità del cambiamento e induce invece a cedere alla ripetizione; come se ciascun essere fosse fragile e costantemente legato all’altro in un vincolo opaco e inconoscibile, che dura al di là del trascorrere delle stagioni e dell’aspetto visibile del reale.

Contemporaneamente, pare che ogni figura sia schiacciata in modo unico dal proprio particolare peso, che ogni condivisione e ciascun confronto tra i viventi risultino alla fine imperfetti.

Interessante notare, a questo proposito, come il tempo interiore dei personaggi assai di rado coincida con il ritmo dei fatti, quasi che vivere nella dilatazione dei ricordi o nell’affanno delle proiezioni sul futuro, significasse trovarsi in una condizione sempre sproporzionata rispetto al semplice accadere delle cose all’esterno.

Oppure, ancora, il realismo di certe situazioni ordinarie e dei ritratti lascia spazio a percorsi imprevisti, in cui l’elemento fantastico sopraggiunge all’improvviso. Così, ad esempio, accanto alle figure umane in carne e ossa compaiono presenze fantasmatiche.

Dov’è allora quella verità del mondo e delle relazioni che tutti i personaggi a loro modo inseguono?

In Fiori, racconto sospeso tra realtà e immaginazione, un uomo continua a ricevere regolarmente una composizione floreale dalla donna amata, Gretel, anche dopo che quest’ultima è morta. “Passato, tutto passato. La vita, il piacere e un po’ d’amore scaccia via tutte quelle sciocchezze. Torno a frequentare ancor più le persone. Mi piacciono, sono innocue, parlano di qualunque cosa possibilmente piacevole. E Gretel è una cara e tenera creatura, ed è bellissima quando sta vicino a me alla finestra, di pomeriggio, e sulla sua testa bionda risplendono i raggi del sole”, p. 20.

Una figura spettrale agisce anche ne Il diario di Redegonda, il dottor Gottfried Wehwald, che dopo essere stato ucciso in un duello fa visita a uno scrittore per raccontargli il tragico esito di una storia d’amore con una donna sposata. “E lo sguardo che posò su di me congedandosi fu così promettente che io, pur essendomi immaginato tutto, compreso lo sguardo d’addio, quando la rividi quella stessa sera nel suo palchetto mi sentii proprio come se tra noi aleggiasse uno straordinario segreto”, p. 140.

Il mistero e l’incomprensibilità popolano finanche le pagine de L’estranea, in cui i ritratti dei personaggi brillano nella loro sintetica chiarezza: Albert, che “vestiva con gusto, senza mai apparire veramente elegante, non era impacciato nel parlare ma non aveva mai niente di particolare da dire, ed era sempre benvisto, senza mai affascinare” (p. 153) si innamora di Katharina, donna irraggiungibile e imperscrutabile, che egli chiede in sposa. “E quando più tardi scese la grigia scalinata, non provò l’esaltazione per un desiderio esaudito, ma solo la consapevolezza di aver iniziato un periodo, sì meraviglioso, ma incerto e oscuro della propria vita”, p. 154.

Attorno a un altro amore impossibile ruota il racconto del narratore ne La danzatrice greca, un’analisi della vita e delle parole dell’amata Mathilde Samodeski tutta volta alla ricerca di indizi che rivelino come l’unione della donna con il marito non sia affatto nutrita da un sentimento autentico, ma che si fondi sulla finzione. Quanto più il lettore si trova a dubitare della obiettività della voce narrante, tanto più chi parla risulta credibile e affascinante nella sua vera concretezza, poiché nelle parole del narratore è evidente come sia difficile distinguere le percezioni più intime da un’attenta osservazione della realtà. “Ma sotto la superficie di questa conversazione tra noi imperversava ben altro; una lotta muta e ostinata: lei cercava con la sua calma di convincermi dell’imperturbabilità della sua felicità – e io mi rifiutavo di crederle”, p. 169.

Ne La moglie del saggio, l’incontro dopo molti anni con l’amata Friederike risveglia nel narratore un’antica passione destinata a rimanere insoddisfatta. Poiché il marito di questa non confesserà mai alla moglie di essere al corrente del tradimento, egli si dimostrerà – agli occhi del narratore, colto dall’uomo proprio mentre bacia Friederike – non solo forte, perché nascosto nel silenzio di questo segreto, ma anche capace di un amore talmente grande e potente da far indietreggiare l’amante. “Perché di colpo ho sentito ancora una volta di non sapere nulla di Friederike”, p. 189; “Mi sembrava che attorno a lei aleggiasse qualcosa di spettrale. […] Il profondo perdono che la circondava silenzioso senza che lei lo sapesse mi faceva rabbrividire”, p. 202.

Geronimo il cieco e suo fratello è invece la storia di un amore fraterno: Carlo vive come mendicante prendendosi cura di Geronimo tutta la vita, sopportando il peso di avergli sottratto la vista in un incidente; egli si sentirà liberato dalla colpa solo dopo aver colto l’occasione di scontare la propria pena subendo una condanna altrettanto ingiusta. “Capì che l’amore per questo suo fratello era tutta la sua vita, e per la prima volta si rese conto con estrema chiarezza che solo nella convinzione che il cieco ricambiasse quell’amore e lo perdonasse aveva potuto sopportare così pazientemente tutta quella miseria”, p. 49.

L’assiduità e l’abnegazione caratterizzano anche il protagonista de Il destino del barone von Leisenbohg, fedele corteggiatore della cantante Kläre, il quale scoprirà troppo tardi come il rifiuto della donna a concederglisi sia stato per la sua vita una salvezza. “Il barone aveva un freddo terribile. Gli sembrava che tutto il corpo volesse irrigidirsi. Avrebbe voluto urlare, ma riuscì solo a spalancare la bocca…[…] cadde indietro con la sedia, muto, come un manichino”, p. 90.

Nel monologo de Il sottotenente Gustl, si legge di come in seguito a un pubblico oltraggio un giovane militare non sappia se rassegnarsi al suicidio previsto dal codice e porre così fine alla propria esistenza in maniera gloriosa o se rinunciare per sempre alla divisa e sopportare la vergogna dello smacco. “Perché mai è successo tutto questo? Non potevo aspettare un po’ di più, che non ci fosse nessuno al guardaroba? E perché poi gli avrò detto: «Chiuda il becco!» Come ho fatto a farmelo sfuggire? Eppure sono una persona gentile… non sono mai stato così sgarbato nemmeno con il mio garzone…”, p. 118.

L’ironia e lo straniamento di queste pagine si ritrovano anche nell’ultima novella, La morte dello scapolo: un uomo lascia agli amici giunti al suo capezzale di morente una lettera in cui confessa di aver sedotto le loro mogli. “Perché allora questo capriccio? Che nasca dal profondo e tutto sommato nobile desiderio di lasciare questo mondo senza troppe bugie?”, p. 214.

La verità di cui tutti i personaggi delle novelle fanno esperienza non è quindi la nuda realtà dei fatti ma la vita in tutta la sua profonda contraddizione, nelle interruzioni e nelle dilatazioni del tempo vissuto dall’interno di un corpo, nel continuo equivoco del sentire ciascuno a proprio modo, nella difficoltà di trovare una corrispondenza, nel linguaggio che si spegne davanti all’inconoscibile oscurità del mondo.

 
 
 

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