Sì, tutti

 
 
 

C’era una volta uno scrittore.

Un’associazione culturale dallo statuto prolisso, quasi minaccioso, lo invitò a presentare il suo ultimo romanzo, assieme ad altri quattro scrittori, all’interno di un festival letterario internazionale organizzato proprio dall’associazione.

Perché – gli veniva spiegato in una mail prolissa, quasi minacciosa – era l’ora che i migliori scrittori unissero le proprie forze, creassero una sinergia, facessero rete.

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                   La nazionale italiana di calcio scrittori

Lo scrittore si domandò quale mai fosse l’obiettivo, o il nemico, comune; giacché quando si uniscono le forze lo si fa appunto per raggiungere l’uno o per combattere l’altro.

Poi, non del tutto sicuro del significato della parola sinergia, lo cercò sul dizionario. E il suo timore fu confermato: il termine era adoperato principalmente in ambito tecnico, burocratico. Le sinergie di solito si creavano tra enti, apparati, aziende. Per migliorare la produttività.

Ma a lasciarlo perplesso era soprattutto la locuzione fare rete: andava interpretata come sinonimo di fare goal, passare in vantaggio, sconfiggere gli avversari? Oppure come sinonimo di comportarsi da rete, dunque prendere nelle maglie, catturare?

Lo scrittore aveva sempre pensato che l’unico suo rapporto con la scrittura dovesse corrispondere all’atto stesso dello scrivere; a cui sarebbe seguito il rapporto tra il libro e i suoi lettori (ma suoi del libro, perché a quel punto la figura dell’autore non sarebbe già più occorsa).

Lo scrittore, insomma, rifiutò l’invito.

Ricevuta la comunicazione, tutti i membri dell’associazione culturale – sì, tutti, perché un’associazione deve pur fondarsi su una comunanza di vedute – si offesero mortalmente.

 
 

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I bei giorni di Aranjuez

 
 
 

I bei giorni di Aranjuez di Peter Handke (Quodlibet 2016, a cura di Alessandra Iadicicco) è un dialogo tra due figure, un uomo e una donna, Fernando e Soledad (che resteranno anonimi fino alle ultime battute), in un’atmosfera di sospensione, di attesa, di preparazione, che si spegne nell’incompleto, nell’incompiuto, dentro un paesaggio naturale ma indefinito.

cop_handke-i_bei_giorni-1Un dialogo governato da regole precise, su tutte l’impossibilità di sfuggire al racconto di sé.

“Un dialogo in cui rispondi solo un «sì» va contro i patti”, p. 49; “Una battuta del dialogo ridotta solo a un «no» va contro i nostri patti”, p. 50.

Tuttavia si tratta di una conversazione fatta unicamente di parole, di immagini suggerite, chiare e sfocate al contempo, mentre fuori imperversa l’estate, una stagione di vita immobile e di solitudine senza scampo: “Ehi, niente azione! Non si era forse pensato così? Nessuna azione – nient’altro che dialogo”, p. 69; “Nessuna pena qui, ti prego. Per favore, niente angoscia, niente cruccio”, p. 70.

Poco si sa dei due personaggi: “Entrambi indossano sobri vestiti estivi, la donna piuttosto chiari, l’uomo invece più scuri, senza tempo, tanto l’uno quanto l’altra”, corsivi nel testo, p. 9.

Le voci seguono un ritmico oscillare tra l’esterno dell’ambiente e l’interno della storia, tra il ricordo e il presente, l’individuale e l’universale, il corpo e il paesaggio. Il lettore assiste a un flusso, talvolta consistente in un monologo, talaltra in un canto a due voci, che si interrompe e si ripete, avvicinandosi e allontanandosi dal tema principale, l’amore.

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Il carro di Tespi

 
 
 

Forse l’indicazione più preziosa per comprendere Il carro di Tespi, romanzo scritto da Savina Dolores Massa ed edito da Il Maestrale nel giugno del 2016, è fornita dal sottotitolo: “Liberamente ispirato alla figura del commediografo oristanese Antonio Garau (1907-1988)”.

Non tanto perché si ricava la notizia di chi sia l’A. G. che, ottantenne, ripercorre la propria vicenda umana e professionale; quanto per quel liberamente ispirato, in virtù del quale è lecito supporre che il taglio biografico dell’opera sia solo un pretesto.

Certo, non mancano i puntuali riferimenti a Oristano, città in cui Antonio Garau è nato e ha vissuto; sono inoltre narrati episodi e aneddoti, e presentati personaggi all’origine di molte commedie di Garau; eppure non si avverte mai la sensazione di leggere un’autobiografia né una storia sociale di Oristano, anche perché il commediografo ostenta da subito la propria scarsa attitudine alLayout 1 ragionamento organico (corsivo nel testo): “Decisi che il teatro doveva essermi regista quando uno zio, o mio padrino? – adesso sono un po’ in confusione – mi portò al Teatro san Martino, bambino di otto anni, a vedere l’operetta Il marchese del Grillo”, p. 16.

Ma questo è solo un tratto del carattere del protagonista, che si delinea meglio nell’amicizia col poeta Sesetto; il quale, sì omosessuale e pedofilo ma pure facoltoso, gode di un’interessata protezione da parte dei concittadini, “soprattutto se c’è un ragazzino da prestargli per qualche ora, in cambio di un prosciutto, molta frutta, farina a sacchi”, p. 20.

Il rapporto tra A. G. e Sesetto non patisce certo alcuna concessione alla retorica: “Gli ero amico perché in lui potevo specchiarmi la malvagità, in altri introvabile così intera o tanto esplicita quanto era capace di offrire Sesetto: uno che non si privava di nulla se non di amori dal rifiuto sdegnato”, p. 23. (altro…)

mickeymouse03

 
 
 

mickeymouse03 (Alter Ego 2016) di Andrea Mauri è, in tutta evidenza, il racconto di una storia d’amore tra due uomini, le cui vite sono lacerate da profondi conflitti. Michele, la voce narrante, vive una ambigua e morbosa ossessione per il fratello omofobo, Sergio; Francesco, invece, è un prete.

piatto_mickeymouseTuttavia, il romanzo pare ruotare anche attorno al tentativo dei due protagonisti (in particolare, il lettore seguirà da vicino le traversie di Michele e adotterà il suo punto di vista per osservare le vicende che lo coinvolgono) di affrancarsi dalla violenza del mondo e di sovvertire le sue leggi, o almeno di riuscire a creare uno spazio di sospensione delle normali brutalità dell’esistenza quotidiana.

Soprannominato da sempre sorcio in famiglia per le sue orecchie a sventola – un appellativo usato con affetto dalla madre e con disprezzo dal fratello e che finirà per segnare la sua identità, mickeymouse03 è infatti il suo nickname –, Michele incontra in rete itagnolo74, un uomo misterioso che sembra sempre pronto a sfuggirgli.

Dialoghi e frammenti di testi scambiati in chat puntellano il racconto e le riflessioni di Michele, sospinti da una duplice tensione: da un lato, dall’inafferrabilità della relazione precaria con Francesco, un legame che è esposto al futuro ma che è interrotto da esitazioni e fughe; dall’altro, dalla forza distruttiva del rapporto con Sergio, figura che Michele non riuscirà ad allontanare mai definitivamente dalla propria vita.

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Gli altri animali

 

a Danilo Soscia

 
 

Gli altri animali non perdono tempo.

Gli altri animali non conoscono la noia perché dividono il loro tempo in due: fare qualcosa, non fare niente. Quando non fanno niente, gli altri animali stanno.per-claudio

Gli altri animali abitano il mondo per quello che è. Fanno tutto quello che possono, senza risparmiarsi nemmeno per un istante. Ma senza mai pretendere niente più di ciò che il mondo può dare.

Gli altri animali, se si riparano o si curano, non lo fanno per esasperare la lunghezza della loro vita. Lo fanno per portare la loro vita alla fine.

Gli altri animali non inventano niente. Sanno che la natura non va aumentata.

Sanno anche, gli altri animali, che la natura non va diminuita.

Gli altri animali non parlano, non pregano, non leggono né scrivono libri.

Adoperano il linguaggio solo per comunicare la verità.

 
 

Illustrazione originale di Alessandro Alloisio.