Yukio Mishima

Vita in vendita

 
 
 
 

Recentemente, riferendoci a Simone Weil, abbiamo scritto della sua straordinaria concentrazione, che l’ha resa capace di dedicare ogni energia a un progressivo allontanamento dal transeunte verso Dio: senza distrazioni né tentennamenti.

Ma simile dono è riservato a pochissimi. Probabilmente è per questo motivo che altri autori – pur capaci di instaurare un dialogo frontale con l’invisibile – non sempre hanno saputo rinunciare alle distrazioni del mondo. Alternando così opere di ineccepibile rigore ad altre concepite esclusivamente per un largo consumo (e dunque per un generoso riscontro economico).

Questa premessa per dire che Yukio Mishima tra il maggio e l’ottobre del 1968 ha pubblicato a puntate – sul settimanale giapponese Playboy Weekly – Vita in vendita, romanzo che dopo una tiepida accoglienza è diventato un bestseller postumo. E che ora è disponibile per il pubblico italiano (Feltrinelli, marzo 2022, traduzione e postfazione di Giorgio Amitrano).

Il volume narra la vicenda del ventisettenne Hanio Yamada, brillante copywriter che tenta il suicidio “così, come gli sarebbe potuto venire in mente di fare un picnic” (p. 10), ma fallisce. Tuttavia il gesto – compiuto dunque senza premeditazione, quasi svagatamente – scatena in lui un irrefrenabile desiderio di sganciare la propria esistenza da ogni eventuale significato o finalità. “Davanti a Hanio che non era riuscito a uccidersi si apriva un mondo inaspettatamente vuoto, stupendo e libero” (p. 14).

Al punto che il giovane, dopo aver rassegnato le dimissioni, pubblica un annuncio tra le offerte di lavoro di un “quotidiano di scarso prestigio” (ibid.); annuncio nel quale Hanio mette in vendita la propria vita.

La bizzarra offerta provocherà una serie di vicende comiche e surreali, ma pure grottesche e malinconiche, per la cui composizione Mishima ricorre ad alcuni luoghi comuni di generi letterari popolari, dall’hard boiled alla spy story, dall’horror all’erotico. Ed ecco susseguirsi una serie di personaggi incapaci – per scarsa attitudine pratica o eccesso di emotività – a porre fine alla vita di Hanio Yamada.

Il quale a poco a poco si troverà al centro di un intrigo del tutto inatteso (e in realtà coincidente con un grosso fraintendimento). Ma non solo: più la sua esistenza sembra destinata a resistere a ogni altrui tentativo di troncarla anzitempo, più il protagonista inizierà a mutare atteggiamento. Nata come declinazione del narcisismo o magari dettata da un eccesso di noia, la pulsione di morte di Hanio perderà poco per volta purezza; e davanti alla possibilità concreta non solo di essere ucciso, ma pure di esserlo in un modo del tutto slegato dal suo annuncio (e semmai dipendente dal fraintendimento di cui dicevamo), il protagonista inizierà ad avere paura.

Paura della morte, forse; o più probabilmente, paura di aver speso l’intera vita nel più completo anonimato. Senza essere riuscito nemmeno a rendere pubblico, memorabile, unico il proprio gesto estremo.

Perciò una volta uscito dal commissariato, dopo aver raccontato la sua storia a un ispettore che non riesce a credergli, Hanio Yamada si sente doppiamente escluso: dalla vita e dalla morte. “Non avendo la forza di scendere i due o tre gradini di pietra davanti all’ingresso della stazione di polizia, Hanio alla fine si sedette lì. Tirò fuori dalla tasca dei pantaloni una sigaretta un po’ incurvata e l’accese. Sentiva un nodo alla gola: aveva voglia di piangere. Sollevò lo sguardo verso il cielo stellato e quel baluginio di luci sfumò fondendosi in un’unica stella” (p. 235).

Si sarebbe tentati di definire Vita in vendita un curioso e appassionante romanzo di intrattenimento. Se non fosse che a dargli vigore, a farlo vibrare di una vivida inquietudine anche nelle sue pagine più feriali, è la personalità dirompente di Yukio Mishima, anch’egli fatalmente attratto dalle lusinghe della morte, come testimoniano non solo alcune delle sue opere maggiori, ma soprattutto l’epilogo – tragico e grandioso – della sua esistenza.

 

(Claudio Bagnasco)

 
 

La bellezza, la scrittura

 

 

Il padiglione d’oro di Yukio Mishima (edito da Feltrinelli) è un libro splendido. Ogni frase, scaturita da uno stato di concentrazione mirabile, ha la perentorietà di una preghiera.

Il libro narra la vicenda, basata su una storia vera (accaduta nel 1950), di un giovane monaco balbuziente, Mizoguchi. Accolto nel santuario di Kinkaku-ji, a Kyoto, Mizoguchi sarà talmente ossessionato dalla bellezza del luogo, che finirà per darlo alle fiamme.tumblr_mc7rtxmLRU1rr9g42o1_1280

Innumerevoli le interpretazioni simboliche che si è tentati di fornire (e che i critici, in questi decenni, hanno fornito), a seconda che si consideri la balbuzie del protagonista, lo sfondo storico (il Giappone uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale) o il concetto buddista di nirvana.

A me sembra che il padiglione d’oro rappresenti, agli occhi di Mizoguchi, la bellezza. Dirò meglio: il doppio problema della bellezza.

La tensione alla bellezza, intanto, separa dal mondo: “tra me e la vita s’ergeva sempre il Padiglione d’oro. Ciò che le mani sfioravano, prima d’essere afferrato diventava cenere, e ogni miraggio si riduceva ben presto a deserto” (p. 152).

Inoltre la bellezza, intuibile ma ineffabile, tiene separati da sé. Essa non ammette termini di paragone (“La bellezza del Padiglione era senza pari. Adesso capivo la causa della mia spossatezza”, p. 244) e ignoti sono i suoi confini, la sua origine (“Mio padre non era che un semplice prete di campagna, di poca cultura, e m’insegnò che «nulla sulla terra è bello quanto il Padiglione d’oro.» Il pensiero che tanta bellezza fosse nata al mondo senza che io ne sapessi niente, mi riempiva di disagio e d’irritazione: se in quella costruzione era davvero compendiata e racchiusa tutta la bellezza, allora la mia esistenza non poteva che essere estranea alla bellezza”, p. 24).

Analoga è la condizione di chi affronta la scrittura: che è un allontanarsi dal mondo senza tuttavia possibilità di approdo.

E dare alle stampe un libro, si badi, equivale a dare alle fiamme il padiglione d’oro.

 
 

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