Thomas Mann

Finalmente tutto finì

 
 
 
Forse la vita non è che un continuo assedio.

Non restano che cronache di spostamenti, elenchi di nomi, di volti incontrati, di figure singolari e uniche da tratteggiare rapidamente durante una corsa incessante, durante la quale al rischio di perdere la vita a causa della violenza del mondo si aggiungono piccoli e noiosi incidenti.

“A un certo punto il cameriere mi rovescia addosso un bicchiere di vino rosso. Tutto il mio vestito, unico che ho in viaggio, e, direi, anche a casa, a doppio petto di lana grigio chiaro è sconciato. Le signore mi consigliano di versare del sale sulle macchie. Strofino con acqua fredda, con acqua calda, con sale, con tovaglioli. Per consolarmi dicono e mi dico che il vino versato porta bene”, in Il viaggio del Milione, p. 52.

Senza requie è il viaggio di Leonardo Borgese nel luglio 1943 dalla Valtellina a Roma per presentarsi dinnanzi alla commissione che deciderà del risarcimento da lui richiesto per i danni che la guerra ha causato ai beni di famiglia.

Scrivere allora non è che testimoniare il pericolo che incombe sugli umani, il rischio imminente della disfatta, della distruzione.

“Vado a letto. Allarme. Non mi alzo. Ma dopo un’ora circa comincia una sparatoria e dei fracassi notevoli assai. Mi seccherebbe crepare per una scheggia dell’antiaerea. Per cui decido di scendere in rifugio”, Ibidem.

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Vuole essere il mio Shakespeare?

 

 

Vuole essere il mio Shakespeare? Lettere 1931-1936 (Archinto, 2009, a cura di Roberto Di Vanni) comprende sei anni di carteggio tra Richard Strauss e Stefan Zweig. La corrispondenza, che muove dalla decisione di Strauss di accettare Zweig come librettista dell’opera lirica Die schweigsame Frau, contiene anche una lettera che Strauss inviò a Friderike Maria Zweig, moglie dello scrittore, e una che viceversa Friderike Maria inviò al compositore.

Vuole essere il mio ShakespeareIl contesto storico-politico e le biografie dei due scriventi rendono eccezionale questo epistolario: Stefan Zweig, austriaco di origine ebraica, morì suicida nel 1942; Richard Strauss ebbe un rapporto quantomeno ambiguo col nazismo, come testimonia il triennio 1933-1935 in cui fu Presidente della Reichsmusikkammer (Camera musicale del Reich).

Il 30 gennaio del 1933 Adolf Hitler venne nominato Cancelliere del Reich; e proprio il 1933 sarà l’anno spartiacque nella corrispondenza tra Zweig e Strauss. Prima di allora, i due si scambieranno appassionate lettere tutte incentrate sulle loro concezioni estetiche ed etiche dell’arte oppure, più in concreto, sull’opera lirica a cui lavoreranno assieme.

La prima lettera in cui compare un elemento inedito, pur sotto forma di aneddoto, è quella che Zweig indirizzò a Strauss il 3 aprile 1933. Lo scrittore si lamenta del fatto che Joseph Goebbels, in un discorso alla radio, abbia citato una “frase infame” (non è spiegato di più) dello scrittore Arnold Zweig, senza tuttavia specificarne il nome di battesimo. A Stefan Zweig toccò la “particolare seccatura” di smentire in più occasioni la paternità della frase. (altro…)