Ragazza donna altro

Ragazza, donna, altro

 
 
 
 

Vincitore del Booker Prize 2019, Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo, è edito in Italia da SUR con la traduzione di Martina Testa, ed è un libro senza punti. 

Attenzione, non è uno stream of consciousness: le pagine non sgorgano da un foro praticato nella mente dei protagonisti. In questa storia mancano i punti perché la vita deborda dalle pagine, è piena di ritmo, saltella con le virgole, si impenna con i punti esclamativi, si indigna con i corsivi. 

Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo

Succede quindi che anche i paragrafi più banali
somigliano a poesie
dove gli a capo
improvvisi
vi tengono appesi.

Sui fili di questa tela di ragno stanno in bilico dodici personaggi. Amma che scrive di teatro e si imbarca nella maternità con l’intransigenza di un esperimento controculturale, diventando il cliché di chi vuole rompere tutti i cliché: solo per rendersi conto che sua figlia Yazz le resta incomprensibile e aliena come tutti i figli del mondo. 

Dominique che si dibatte in un amore appiccicoso con Nzinga, da cui si lascia plasmare fino a farsi dare un nuovo nome. Perché esisteva una Dominique prima di Nzinga, e una dopo, e perché dare un nome alle cose è il primo passo per possederle. 

Carole che arrivando all’università sgrana gli occhi davanti a misteri grandi e piccoli: “e chi lo sapeva che la farina di riso si poteva usare per fare il pane, (…) e che con le mandorle si poteva fare il latte” (p. 164), e finisce per dubitare di tutto ciò che ha imparato fuori dal perimetro del campus. Che altro ancora? C’è chi si vergogna della propria madre, del suo vocabolario, dei suoi gusti musicali, anche se, o forse proprio perché, sa di esserne il prodotto diretto, come un bullone nuovo di zecca sputato sul rullo trasportatore. 

C’è anche chi cerca e trova il proprio mito fondatore, perché nemmeno la più impavida delle eroine può sopportare di camminare su un terreno che suona cavo sotto i piedi. E chi ingaggia giochi di potere fra le corsie di un supermercato di provincia, perché ha imparato che l’unico modo di provare la propria esistenza è urlarla.

Ed è un caos, ed è un cosmo, che sembrano disordinati solo finché non si arriva alle ultime pagine, quando si fa un passo indietro e si percepisce il quadro nella sua interezza.

La nostra impressione è che l’autrice sussurri da ogni pagina: l’empatia è un muscolo, e come tale può atrofizzarsi per mancanza di allenamento. Lasciate che vi racconti la vita di qualcun altro, perché solo per un soffio quella vita non è stata la vostra.

“glielo diceva e ridiceva fino a essere stufa di ripetersi
ma a quelli
non
entrava
in testa” (p. 193)
 
 
(Lara Zambonelli)