Marco Lapenna

Storie assassine

 
 
 

Dopo La biblioteca di Gould, uscito nel 2013 e già recensito su questo blog, L’orma editore pubblica adesso (novembre 2015, nella traduzione di Marco Lapenna) Storie assassine di Bernard Quiriny.

Si tratta anche qui di una raccolta di racconti in cui l’insolito, il paradossale, l’impossibile coincidono con la realtà.

Nella prima delle ventuno brevi narrazioni che compongono l’opera, il divertissement Azzurrarsi d’amore, succede che “da sei mesi a questa parte l’accoppiamento ci fa diventare azzurri” (p. 7), con una serie di esilaranti conseguenze, non tutte facilmente immaginabili.

In Severo, ma giusto un critico letterario londinese decide di uccidere uno scrittore al giorno, per un mese filato.

Ne Il giro d’Amazzonia (I) il gusto per l’anomalo e il bizzarro si sgancia da ogni intento umoristico: è riportato il resoconto di un antropologo rimasto per lungo tempo a contatto con la tribù dei Cover-Quiriny---Storie-assassine-solo-frontekambulé, dediti a scavare buche apparentemente (per l’occhio dell’osservatore esterno) senza motivo: “Mi resta soltanto un’ipotesi: scavare buche è il loro modo di lottare contro il vuoto, un problema metafisico che dopotutto non è così distante dal nostro. Oserei dire che scavano buchi per riempire la vita. […] Del resto i termini si invertono se guardiamo la questione dal punto di vista kambulé: è non scavare, allora, che diventa una stravaganza. Forse ai loro occhi siamo noi che ci lasciamo scappare il sale della vita, l’unica cosa che dà senso a questa effimera esistenza: spalare e spalare, fino a ritrovare, nella terra rimossa, se stessi”, p. 30.

Ne I pazienti del dottor Hampstadt (I), Éliane Laffont perderà a poco a poco la capacità di orientarsi rispetto a ciò che le sta davanti, ma nel contempo acquisirà una sorta di prodigioso sesto senso verso ciò che occupa lo spazio alle sue spalle.

Ne Il giro d’Amazzonia (II) vengono descritti i Tuponi, che vivono “intorno al principio della rinascita quotidiana; come se la vita ricominciasse da zero a ogni risveglio”, p. 75. (altro…)