Gorilla Sapiens Edizioni

Le cose inutili

 
 
 

Come ne Lo sturangoscia, scritto a quattro mani con Davide Predosin e recensito su questo blog, anche ne Le cose inutili (uscito per CaratteriMobili nel marzo nel 2015) Carlo Sperduti si diverte a sbaragliare le attese del lettore che confidasse di rinvenire in un’opera narrativa una trama e una forma per così dire mansueti.

Partiamo dalla trama. Suddiviso in quattordici capitoli e un epilogo non ordinati cronologicamente, Le cose inutili abbraccia un periodo di tempo che va dal 2014 al 2020 e ci racconta del fallimentare matrimonio tra Irene Abbandando e Vlado Merletti, milionario alcolizzato. Irene Abbandando, che si innamorerà dello studente Antonio, inventerà un indumento intimo di successo internazionale: le mutandem, ossia le mutande da indossare in coppia, disponibili in una gamma di modelli dall’ampiezza davvero sorprendente; dal canto suo, Vlado Merletti non darà più notizia di sé, se non inviando periodicamente ai due compagni di bevute – Gioio e Amando – lettere contenenti dettagliati resoconti della sua ricerca, in giro per il mondo, di oggetti decontestualizzati.

Già i nomi dei personaggi, le loro occupazioni e i loro destini appaiono svincolati dai criteri minimi di plausibilità; la trama, dunque, come intreccio di esistenze così votate all’assurdo, non avrebbe potuto che rivelarsi un continuo nonsenso.le-cose-inutili_copertina_stampa-copia

E la forma? Ne Le cose inutili i giochi linguistici prendono spesso il sopravvento sugli avvenimenti narrati, quasi che lo stesso Carlo Sperduti, al pari di Vlado Merletti e degli altri protagonisti del libro, patisse una sorta di sindrome da evasione dalla realtà: se essi tendono a sbalzare fuori dall’ambito della logica, egli è incline a smarrirsi nelle infinite possibilità di sofisticazione di significati e significanti, come mostrano – rispettivamente – questi due esempi: “Si trattava della stessa calca che Irene pareva invece penetrare con la stessa facilità con cui la penetrava”, p. 101; “Parigi! Città dalle mille sfaccettature e dai tanti accenti sull’ultima sillaba, in cui il rapporto col prossimo si fa talvolta difficile, insidioso, e la conversazione langue: française”, p. 60.

Sperduti, inoltre, ci offre alcune inedite e gustose contrazioni semantiche: giacché la pavimentazione del Baranoia, il locale frequentato da Merletti, è composta da piastrelle ottagonali di cotto, all’autore verrà spontaneo chiamarle “cottagoni” (p. 10).

Tuttavia, più sovente l’effetto comico è assicurato dall’opposto procedimento della dilatazione, come se lo sviluppo narrativo si fermasse a specchiarsi e rimanesse incantato da se stesso: “i bicchieri erano diventati senza alcuna opposizione sette, poi otto, poi sòtto, poi ètte, finché Vlado si era convinto che al settimo fosse seguito l’ottimo e che in ciò non ci fosse nulla di male”, p. 42; “La scena si svolge il mattino successivo ai fatti della serata precedente al mattino successivo”, p. 54. (altro…)

Lo sturangoscia

 
 
 

Lo sturangoscia è una folie à deux di Davide Predosin e Carlo Sperduti, pubblicata da Gorilla Sapiens Edizioni nel febbraio 2015.

Già il titolo, la copertina di Elisa Macellari e la prefazione (studiatamente impalpabile) firmata da Alessandro Sesto preparano il lettore a questo libro inconsueto.

Lo Sturangoscia cover frontNella struttura, Lo sturangoscia si presenta come un dialogo epistolare tra i vari protagonisti, bizzarri sin dai nomi (due esempi: Girolamo Mercuriale Trincavella e Caio Millesimo Palazzoni).

Poi ci sarebbe la trama. Che però qui, come i significati lo sono per la parola poetica, è forse un pretesto forse un ostacolo. Rendiamone brevemente conto: lo sturangoscia è “una pompa idraulica portatile […] molto utile per estirpare quello spiacevole e indefinito senso di disagio che spesso spinge le persone, tra le altre cose, a occuparsi di questioni ultime” (p. 21). Lo strumento, sottratto al suo inventore Filottete Vasca da un non meglio precisato Autorevole Amico, sarà al centro di una serie di avvenimenti rocamboleschi; e a ben vedere, la sua funzione potrebbe valere metaforicamente da chiave di lettura di questo volume.

Nel senso che Lo sturangoscia è una bella prova di libertà di scrittura e di pensiero, come si legge già nella prima pagina, ruggente di sgangherata e irresistibile inventiva: “Io che l’avevo sempre stimata – persona seria, mi dicevo, il nostro postino, uomo assennato, nonché coraggiosissimo, motorizzato, latore di missive commerciali giuridiche e non – scopro invece che lei adora farsi fotografare nelle fogge più sconvenienti, come quella in cui, vestito da artiodattilo bovide giallo, finge di adirarsi selvaggiamente davanti a un Sistemone Paperone non vincente” (p. 13). (altro…)

Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto

 
 
 

Gorilla Sapiens - Copertina gufo_rottoChe cosa è reale? E com’è davvero il reale?

Queste sono le domande che sembrano attraversare le brevi o brevissime storie grottesche e surreali di Davide Predosin, pubblicate nel 2014 da Gorilla Sapiens Edizioni.

Reali sono lo straniamento, in quanto distacco dalle proprie proiezioni e obbligo di uno sguardo dell’io da fuori, e l’estraneità che si percepisce nella lettura di questi casi, cioè l’impossibilità per l’uomo di aderire esattamente a ciò che lo circonda, di coincidere con esso, non foss’altro per il corpo che occupa e sottrae spazio ad altro.

E qui i corpi più strani mostrano la propria unicità e presenza in alcuni dei racconti: corpi con cassetti, bottoni automatici, che emettono raggi verdi, corpi inchiodati a un cassonetto perché l’assenza di movimento permetta l’introspezione, corpi abbandonati per poter essere padroni di se stessi, Corpi estranei (questo è il titolo di una storia), corpi con ferite che fischiano e le cui labbra sono mosse per scherzo, corpi di ciechi e di uomini con cinque occhi, corpi la cui fronte è violata da un’ascia, apparati scheletrici e organi umani come base di ricette, corpi smaterializzati, etc.

I protagonisti sono catapultati in una dimensione in cui accadono fatti bizzarri o insolite visite oppure sono tipi inusuali che vivono avventure improbabili; essi sono tutti costretti a fare i conti con l’immaginazione dell’autore che costruisce situazioni assurde, non per nascondere o rimuovere il consueto, ma allo scopo di far vivere l’incorporeo o addirittura l’impensabile, l’invisibile disorientante di cui facciamo esperienza, in queste vicende la cui materia si fa prossima e lontana come quella di un sogno. (altro…)