Giuseppe Girimonti Greco

Un prigioniero

 
 
 

Non esistono letture giuste.

Capire un’opera, allora, non significa indovinarne il risultato (come negli esercizi di algebra), quanto intuirne le profondità. Si potrebbe dire: capire un’opera significa sapersi accordare alla sua maniera di ascoltare il mondo.

Un prigioniero, per sopravvivere, deve credere che tutto abbia senso. Credere che tutto abbia senso è credere che nessuna relazione tra persone o cose preveda vincitori e vinti: “Le interminabili frasi di Proust, con tutte quelle infinite digressioni, le disparate, remote e inattese associazioni, quel suo modo, così singolare, di trattare i temi intrecciandoli anziché gerarchizzandoli […]”, p. 20.

Un prigioniero, per sopravvivere, deve serbare fedeltà assoluta. Alla libertà se la prigionia è imposta, alla prigionia se essa è autoprocurata: “La lenta e dolorosa trasformazione dell’uomo dominatocover proust a GR. dalle passioni e profondamente egoista in uomo che si dedica in modo assoluto a una certa opera che lo divora, lo annienta, si alimenta del suo stesso sangue, è un processo con cui ogni creatore deve, prima o poi, fare i conti”, p. 33.

Un prigioniero, per sopravvivere, deve dimenticarsi della direzione univoca del tempo: “Osserva tra i presenti i tanti amici della sua passata esistenza […] e contempla anche una gioventù in ascesa, la nuova generazione […] Lui, lui soltanto, in mezzo a quella folla, potrà farli rivivere: ora lo sa, e con una certezza così salda che la morte gli diventa indifferente”, p. 43, corsivo nel testo.

Un prigioniero, per sopravvivere, deve pensare che tutto e niente coincidano: “Peraltro, è stato spesso osservato che nell’intera opera di Proust manca qualunque tipo di ricerca dell’assoluto, e che la parola «Dio» non compare una sola volta in migliaia e migliaia di pagine. Ciononostante, anzi forse proprio per questo motivo, la sua celebrazione di tutti gli effimeri piaceri della vita terrena ci lascia in bocca un pascaliano sapore di cenere”, p. 81.

 
 

(Nell’inverno del 1940-1941 alcuni ufficiali polacchi detenuti nel gulag di Grjazovec, in Unione Sovietica, decidono di organizzare una serie di conferenze a beneficio dei compagni di prigionia. Ciascuno di loro tratterà argomenti con cui ha dimestichezza. A Józef Czapski toccheranno la pittura polacca, la pittura francese e la letteratura francese. Ciò gli darà modo di citare a memoria, e commentare mirabilmente, diversi passaggi della Recherche di Marcel Proust. Parte dei suoi appunti, trascritti in francese, compongono oggi Proust a Grjazovec (Adelphi), per la cura e traduzione di Giuseppe Girimonti Greco, con un saggio di Wojciech Karpiński tradotto da Barbara Delfino.

Le citazioni sono tolte da questo volume).

 
 
 

La biblioteca di Gould

 
 
 

Questo libro di racconti pubblicato da L’Orma Editore nel 2013, La biblioteca di Gould. Una collezione molto particolare di Bernard Quiriny (tradotto dal francese da Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco), è un cosmo attraversato da tre vie parallele, ciascuna delle quali condivide con l’altra l’entusiasmo per la bizzarra catalogazione.

Cover-Quiriny-solo-fronte-grandeLa prima via, Una collezione molto particolare, comprende nove capitoli dedicati a differenti (e originali) settori della biblioteca di Gould.

La seconda, Dieci città, raccoglie storie balzane che accadono ciascuna che accadono ciascuna in un luogo inventato ma appartenente a uno Stato o regione realmente esistente.

In La nostra epoca (la terza via), infine, si legge la cronaca di sei improbabili eventi, di “alcuni dei profondi mutamenti che stanno stravolgendo la faccia della Terra”, analizzati nelle loro rocambolesche conseguenze. In particolare, “la resurrezione di massa”; “la libertà di cambiare nome a proprio piacimento”; “lo scambio dei corpi durante l’amore”; “il problematico congiungimento di realtà parallele”; “l’inspiegabile espansione della superficie del globo”; “la scoperta di un elisir di giovinezza” (p. 21).

Fuori da queste precise collocazioni (da tali vie) rimangono i racconti Schnell! e Il mirabolante Gould (quest’ultimo un ritratto, ancora una volta in parti, sezioni, eseguito dal narratore, amico dell’eccentrico protagonista Pierre Gould).

Il libro si muove infatti tra sistemazione (ordinamento) e inesauribile invenzione, tra riconoscibilità e variazione (prendendo a prestito due parole che Borges sceglie per dare il titolo a un proprio saggio, L’Avventura e l’Ordine), sia sul piano della macrostruttura sia nella dimensione interna a ciascuna storia.

Una collezione è infatti il raggruppamento di taluni elementi che condividono una o più caratteristiche; i criteri che stabiliscono una suddivisione sono però arbitrari, non definitivi, per quanto l’essere umano non possa negare un bisogno di certezze che spinge ad obbedire a essi ciecamente.

È a questo punto che intervengono la fantasia e l’immaginazione, le quali, se non costituiscono semplici evasioni né consolazioni, cioè compensazioni, mettono in nuova o rinnovata relazione le cose del mondo tra loro. (altro…)