Giuseppe Antonio Borgese

Finalmente tutto finì

 
 
 
Forse la vita non è che un continuo assedio.

Non restano che cronache di spostamenti, elenchi di nomi, di volti incontrati, di figure singolari e uniche da tratteggiare rapidamente durante una corsa incessante, durante la quale al rischio di perdere la vita a causa della violenza del mondo si aggiungono piccoli e noiosi incidenti.

“A un certo punto il cameriere mi rovescia addosso un bicchiere di vino rosso. Tutto il mio vestito, unico che ho in viaggio, e, direi, anche a casa, a doppio petto di lana grigio chiaro è sconciato. Le signore mi consigliano di versare del sale sulle macchie. Strofino con acqua fredda, con acqua calda, con sale, con tovaglioli. Per consolarmi dicono e mi dico che il vino versato porta bene”, in Il viaggio del Milione, p. 52.

Senza requie è il viaggio di Leonardo Borgese nel luglio 1943 dalla Valtellina a Roma per presentarsi dinnanzi alla commissione che deciderà del risarcimento da lui richiesto per i danni che la guerra ha causato ai beni di famiglia.

Scrivere allora non è che testimoniare il pericolo che incombe sugli umani, il rischio imminente della disfatta, della distruzione.

“Vado a letto. Allarme. Non mi alzo. Ma dopo un’ora circa comincia una sparatoria e dei fracassi notevoli assai. Mi seccherebbe crepare per una scheggia dell’antiaerea. Per cui decido di scendere in rifugio”, Ibidem.

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