Gianni Usai

Libertà

 
 
 
 

LibertàIl bello dei libri è che li puoi leggere ovunque.

Ma io sogno un luogo nel quale chiudere fuori il frastuono.

Il privilegio della scrittura è che te la puoi portare appresso.

Eppure io cerco un angolo dal quale bandire le intromissioni.

La magia della letteratura è che ogni opera merita di essere letta.

Mentre io immagino un piccolo tempio nel quale consacrare frammenti di vita a ciò che vale la pena leggere.

È libertà sufficiente avere a portata di fuga il silenzio, la solitudine, e una scelta?

 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione originale di Edoardo Rubatto.

 

Edoardo Rubatto. Cresco in un piccolo paese nella provincia nord di Torino. Poi mi laureo in antropologia culturale e compio un atterraggio di emergenza nel mondo della comunicazione. Smetto di fare sport, divento copywriter freelance, fondo fanzine più e meno umoristiche, ma sicuramente disturbanti, insieme a Walter Comoglio. Per sfogare le mie frustrazioni inizio a fare disegnini brutti su carta di recupero. Prima per il magazine Ivano (di cui sono co-autore), poi per il mio profilo Instagram. Alcune mie illustrazioni sono apparse su Squadernauti, qui, qui e qui.

 
 

Storia del pianto

 
 
 
 

Alan Pauls era stato tentato di svolgere Storia del pianto, uscito in Argentina nel 2007 e pubblicato in Italia da Fazi nel 2009 e da Sur nel 2018 nella traduzione di Maria Nicola, “in un’unica, ininterrotta frase” (p. 9). Ce lo racconta Luciano Funetta nella prefazione all’opera, citando un’intervista rilasciata dallo stesso Pauls a Il manifesto nel 2014. Sarebbe stata una scelta coraggiosa ed estrema, la sua, che avrebbe reso più impegnativo l’approccio dei lettori e forse ne avrebbe scoraggiato un buon numero. Eppure, la forma definitiva dell’opera non può certo essere considerata un compromesso. I lunghi periodi, il susseguirsi frenetico delle proposizioni, le continue digressioni, l’estensione dei paragrafi che distanzia i capoversi, costringono infatti il lettore sulla pagina, imponendogli un’attenzione continua, pena l’inevitabile naufragio tra le parole che costituiscono un flusso pressoché ininterrotto di pensieri riversati sulla carta al tempo presente.

Storia del pianto

Un’unica linea temporale, dunque, lungo la quale la voce narrante si muove avanti e indietro, tra l’infanzia e l’età adulta del protagonista – il cui nome ci è ignoto -, senza apparente coerenza cronologica, per mostrarci le vicende attraverso singoli fotogrammi che come tali sarebbero statici, se ad animarli, a renderli dinamici non intervenisse la sua interiorità ipertrofica, il vero soggetto del romanzo di Pauls. Quest’ultima viene dissezionata per poi esserci mostrata nei momenti apicali, nell’attimo in cui avviene l’epifania.

È già un fedele ammiratore di Superman, sebbene ancora non sappia leggere, quando si rende conto di essere dotato di una sensibilità fuori dal comune. Una caratteristica innata che induce le persone, anche gli sconosciuti, a parlargli, a confidargli segreti, paure e dolori, senza che lui faccia niente perché accada, un peculiare superpotere sul quale non ha alcun controllo: “Questa sensibilità lui non riesce a considerarla un privilegio […] ma solo un attributo congenito, anomalo e naturale” (p. 16). Un dono non richiesto dal quale non trae alcun beneficio, perché “il suo compito […] è impedire con ogni mezzo che qualcuno […] possa credere che la felicità sia ciò che si oppone al dolore” (p. 25), “già a cinque, sei anni, lui è il confidente […] un orecchio assoluto” (p. 28).

Come un’inevitabile conseguenza arriva l’insorgere del senso di oppressione e di repulsione che il protagonista chiamerà “nausea”. Accade in un pub di Buenos Aires, mentre assiste col padre al concerto di un cantautore di protesta appena rientrato nel paese dopo sette anni di esilio. Capace con i suoi versi di rivelargli “la vera natura della causa per cui ha sempre militato” (p. 50) e nello stesso tempo destinato a divenire l’emblema di tutto ciò che più lo ripugna.

Lo scoprirsi incapace di piangere davanti alle immagini televisive del colpo di stato cileno del 1973, per lui che a tredici anni si reputa già un attivista politico, è solo una tappa nell’evolversi del suo rapporto col pianto, le cui dinamiche sono il riflesso di un precoce percorso di maturazione. La sua capacità o incapacità di piangere, di infliggere il pianto, scandisce il trascorrere del tempo, assegna agli eventi la corretta collocazione cronologica e rivela il processo di analisi introspettiva – narrato in soggettiva nonostante l’assenza della prima persona – che costituisce la struttura portante del testo e sarebbe già sufficiente a renderlo compiuto, se sotto gli occhi del protagonista, ad aumentare il peso specifico dell’opera, non scorressero i fatti salienti della storia argentina e sudamericana della seconda metà del secolo scorso.

Nella sua prefazione, Funetta ci dice anche che l’accettazione della realtà è il tema nascosto di Storia del pianto, ed è vero, sebbene, a nostro avviso, in funzione del resoconto circostanziato, quasi maniacale, di un’altra pulsione che ci accomuna tutti, quella che ci spinge a definire la nostra identità attraverso i rapporti che instauriamo col prossimo e il perseguimento dei propri ideali. Da ciò deriva anche il costante riproporsi di un interrogativo: possiamo definirci coerenti con le nostre convinzioni, se ci limitiamo a un coinvolgimento intellettuale, a un’adesione consapevole e ci sottraiamo a un intervento attivo? Pauls non ci fornisce una risposta, ma il desiderio del suo protagonista quattordicenne, ancora una volta alle prese con un evento rivelatore, nell’attimo in cui si appresta a sfogliare le pagine dell’organo di stampa ufficiale del Movimento Peronista Montonero, ci rivela la profondità del quesito: “Questo lui vorrebbe più di ogni altra cosa al mondo: che la lettura potesse essere l’intero spazio del presente, che tutto quanto avviene sulla superficie del pianeta fosse inghiottito in un sol colpo dall’atto stesso del leggere” (p. 117).

 
 
(Gianni Usai)
 
 

Salvatori

 
 
 
 

SalvatoriChi protegge le parole?

Chi le salva dal disuso e dall’abuso? Dall’oblio e dall’equivoco? Dall’ignaro che se ne serve per colmare i vuoti, puntellare gli scompensi?

Chi le preserva dai censori? Dal paladino con la falce? Dal dito che indica, condanna e assolve, si fa complice?

Non certo i Maestri pronti a bruciare pagine di dizionario per conservarle pure.

Le parole sbagliate non esistono, ci sono solo spazi e tempi inadatti ad accoglierle, bocche alle quali non appartengono.

 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione originale di Cristiano Baricelli

 

Cristiano Baricelli nasce a Genova nel 1977. Autodidatta dal 1997, elabora una personale tecnica di disegno basata sull’uso della penna a sfera. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali e collabora con Fanzine e Magazine di illustrazione tra cui: Grrrz Comic Art Books, Nurant, Osel,Watt, CartaCanta, Nitch, L’inquieto, Pastiche, Verde Rivista, Antropoide, Illustrati, Nèura, Freak Out, Guida 42, Carie, Rituali, Effe Rivista, Risme, Squadernauti, Racconti Crestati, Digressioni, Horror Moth. Attualmente sta sperimentando tecniche miste, e odia svegliarsi presto la mattina.

 
 

Il Saggio

 
 
 
 

Sono sempre sazio, e questo mi rende saggio.Il Saggio

Occupo lo spazio, lo ingombro e lo posseggo, mi impongo all’attenzione, non per contenuto ma per quantità, per dimensione.

Occorre metodo e perseveranza per dare il proprio volto a un palcoscenico conteso. Non è che mi arrovelli, pesto i piedi e strillo forte.

Non perdo tempo. Evito le sfumature: disprezzo o esalto, più spesso il primo; odio o venero, il secondo quasi mai.

Costruisco il mio nemico, e con esso certifico e giustifico la mia esistenza.

Prospero nella contrapposizione, sono l’uomo del pro o del contro. Rendo facile la scelta a chi facile la vuole.

Sono merce di consumo. Il prodotto ideale, perché ho in me l’offerta e la richiesta.

Come un sacerdote senza dio, vaticino la fine e a questa sopravvivo. Saprofita della parola, dispenso certezze per alimentare il sospetto.

Sono il sintomo travestito da diagnosi, il male che si spaccia per cura.

Voi siete il gregge nel deserto e io il miraggio dell’acqua sul limite dell’orizzonte.

Siamo il connubio perfetto, l’incontro che genera la solitudine.

 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione di Claudio Arisi

 

Claudio Arisi, nato nel 1957, vive e lavora a Cremona. Dopo lunghi trascorsi di fotogiornalismo sportivo, ha cominciato a dedicarsi alla pittura, al fumetto, alla grafica e alla fotografia. È stato ideatore e curatore dell’art magazine Bakelite. Nel 2004 ha vinto il concorso del Centro Fumetto Andrea Pazienza, per il quale ha pubblicato nel 2010 la graphic novel Diario dell’Amazzonia. Realizza illustrazioni per libri, pubblicazioni ed eventi.

 
 

Miracolo

 
 
 
 

L’avresti mai detto, il miracolo?

Ci speravi, forse. Nemmeno. Era un desiderio inconfessato, ambizione oscena. Utopia. L’incontro.

L’hai già sperimentato, forse. Ma tu eri dall’altra parte, sei stato quello che arrivava, forse, mai colui che attende.

Poco importa. Se è capitato una volta, non c’è ragione per cui non debba accadere ancora. Così hai pensato e da lì è nata la malattia.

Sai quanti come te sono rimasti intrappolati? Facili prede per la frustrazione.

È la storia del Segnale Wow! che si ripete. È la tua storia, la storia di tanti.

miracolo mazzi

Hai inviato il tuo messaggio all’universo sapendo che sarebbe stato solo un impulso tra miliardi destinati a restare orfani di controparte, troppo vuoto da attraversare e troppo frastuono cosmico per voci tanto flebili. Che poi, un orecchio in ascolto potrebbe anche non esserci.

Eppure, non hai desistito. Le tue speranze erano tutte lì.

Ne basta uno, ti dicevi, uno solo e ne sarà valsa la pena. Tutte quelle ore, i giorni, i mesi, gli anni. Esistenze intere. Tutte quelle parole, per quell’improbabile momento. Un fortunato incontro di anime distanti e saprò che fuori c’è vita. Un miracolo, e saprò di essere vivo.

Sei vivo.
 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione originale di Carlotta Mazzi.

 

Carlotta Mazzi (03/04/1992)
Ho studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera dove ho conseguito il Diploma di II Livello in Grafica d’Arte. Oltre alla passione per la grafica e la stampa d’arte coltivo da anni l’interesse per l’illustrazione. Oggi parallelamente alla ricerca artistica personale sono occupata come docente di arte e grafica nella scuola secondaria di I e II grado. Alcune mie tavole sono apparse su Squadernauti, qui, qui e qui.