De arrha animae

La caparra dell’anima

 
 
 

La caparra dell’anima (De arrha animae) di Ugo di San Vittore, a cura di Manlio Della Serra – il quale firma introduzione, traduzione dal latino e note –, inaugura nel settembre di quest’anno la casa editrice Armillaria.

Caparra_coverNel saggio che precede l’opera, L’anima allo specchio, il curatore chiarisce il contesto storico e culturale in cui è da situarsi lo scritto (la Francia del XII secolo), alla luce degli studi e dei dibattiti teologici cattolici coevi, soffermandosi sulla figura dell’autore e dei suoi rapporti con i contemporanei – a partire dalla centralità della questione della carità – e sullo stesso De arrha animae.

La caparra dell’anima è un serrato soliloquio in forma di dialogo tra un uomo e la propria anima, suddiviso in tre parti, Prologo, Soliloquio e Confessione.

Nella prima breve sezione si legge che il testo è posto da Ugo di San Vittore all’attenzione dei monaci di Hamersleben ed è da intendersi quale occasione per imparare “dove è opportuno cercare il vero amore e in quale modo […] sollevare i […] cuori alle gioie più elevate con l’applicazione delle meditazioni spirituali” (p. 35).

Il nucleo dell’opera è dunque il Soliloquio, che si apre con l’interrogativo rivolto dall’uomo all’anima su cosa sia da essa prediletto (dice l’uomo che la vita dell’anima è dilezione). “Tra tutte le cose che appaiono” (p. 39) l’anima non ha trovato ciò che è da amare sopra ogni cosa, essa vaga tra i desideri e sente la mancanza dell’amore vero.

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