Cesare Garboli

Offrirsi all’ignoto

 
 
 

a Fabio Stassi

 

 

“Lo scrittore è il primo dei propri lettori. Possiamo immaginarcelo come uno che, avendo cercato in casa, in biblioteca, in libreria, il libro che vorrebbe leggere e che gli manca, e accorgendosi che non lo troverà mai, se lo scrive (scrivere presuppone uno stato d’ignoranza: è difficile che il libro che si desidera leggere sia introvabile, e non sia mai stato scritto)”, p. 47.

Allora si danno solo tre possibili rapporti consapevoli con la lettura: non aver letto alcun libro, averne letto uno solo, averli letti tutti.

La prima e l’ultima eventualità generano rapporti puri, perfetti, perché coincidenti con l’assoluta estraneità o l’assoluta identità.cesare garboli

Nel primo caso non c’è ignoranza per assenza di desiderio, nel secondo per soddisfazione del desiderio.

Leggere un solo libro – leggerlo un’unica volta o rileggerlo all’infinito – significa invece rivolgere il desiderio non al mondo ma a un punto, e lì lasciarlo consumarsi. Il desiderio si slega dalla brama di conoscenza, di affermazione, di guadagno. Si offre il proprio desiderio all’ignoto.

Ci si offre all’ignoto.
 
 
 
E non è forse questo l’unico modo di manifestare la gratuità? E non è forse questo l’unico modo in cui si possa davvero entrare in relazione?

Ecco cosa avrebbe voluto dire Cesare Garboli ad Antonio Delfini: scusa se non sono stato capace di avere solo te come amico. Scusa se non sono stato capace di leggere un solo libro in tutta la vita.
 
 
 
(Suggestioni e citazione tratte da Cesare Garboli, Un uomo pieno di gioia, prefazione di Emanuele Trevi, minimum fax, Roma 2021)