Antonio Delfini

Offrirsi all’ignoto

 
 
 

a Fabio Stassi

 

 

“Lo scrittore è il primo dei propri lettori. Possiamo immaginarcelo come uno che, avendo cercato in casa, in biblioteca, in libreria, il libro che vorrebbe leggere e che gli manca, e accorgendosi che non lo troverà mai, se lo scrive (scrivere presuppone uno stato d’ignoranza: è difficile che il libro che si desidera leggere sia introvabile, e non sia mai stato scritto)”, p. 47.

Allora si danno solo tre possibili rapporti consapevoli con la lettura: non aver letto alcun libro, averne letto uno solo, averli letti tutti.

La prima e l’ultima eventualità generano rapporti puri, perfetti, perché coincidenti con l’assoluta estraneità o l’assoluta identità.cesare garboli

Nel primo caso non c’è ignoranza per assenza di desiderio, nel secondo per soddisfazione del desiderio.

Leggere un solo libro – leggerlo un’unica volta o rileggerlo all’infinito – significa invece rivolgere il desiderio non al mondo ma a un punto, e lì lasciarlo consumarsi. Il desiderio si slega dalla brama di conoscenza, di affermazione, di guadagno. Si offre il proprio desiderio all’ignoto.

Ci si offre all’ignoto.
 
 
 
E non è forse questo l’unico modo di manifestare la gratuità? E non è forse questo l’unico modo in cui si possa davvero entrare in relazione?

Ecco cosa avrebbe voluto dire Cesare Garboli ad Antonio Delfini: scusa se non sono stato capace di avere solo te come amico. Scusa se non sono stato capace di leggere un solo libro in tutta la vita.
 
 
 
(Suggestioni e citazione tratte da Cesare Garboli, Un uomo pieno di gioia, prefazione di Emanuele Trevi, minimum fax, Roma 2021)

 
 
 

Studi d’affezione per amici e altri

 
 
 

Gli otto scritti che compongono Studi d’affezione per amici e altri, volume pubblicato da Quodlibet nel 2016, costituiscono un’imperdibile rassegna di vividissimi pensieri e intuizioni di Gianni Celati su autori e opere della letteratura italiana.

Cop CELATI StudiCiò che accomuna questi testi di varia natura (si tratta infatti di lezioni, interventi, prefazioni, ecc.) è lo sguardo libero e innamorato di Celati, che ascolta i libri scelti con grandissima attenzione e restituisce l’esperienza della propria lettura senza mai esibire un esercizio di conoscenza, senza mai cercare privilegi interpretativi né l’oggettività di significati nelle opere che va indagando; in altri termini, Celati ascolta la vita dei testi tesa verso l’indicibile e scrive lettere d’amore ai libri cari, splendide invenzioni piene di verità.

Uno dei motivi ricorrenti di questa raccolta è un guardare al mondo e alla letteratura intesi come dimensione di relazione, movimento, interruzione, silenzio, più che come luogo di fatti, di sequenze meccaniche di azioni e accadimenti, di realtà. In estrema sintesi, si potrebbe dire che l’attenzione è posta sull’aperto, sul caso, sul possibile, sul limite, contro ogni forma di univocità, di rigidità, di irreale certezza.

Il libro di Celati si presenta sostanzialmente come un’avventura, un cammino errante nella letteratura e nella scrittura.

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