oltraggi

Libertà

 
 
 
 

LibertàIl bello dei libri è che li puoi leggere ovunque.

Ma io sogno un luogo nel quale chiudere fuori il frastuono.

Il privilegio della scrittura è che te la puoi portare appresso.

Eppure io cerco un angolo dal quale bandire le intromissioni.

La magia della letteratura è che ogni opera merita di essere letta.

Mentre io immagino un piccolo tempio nel quale consacrare frammenti di vita a ciò che vale la pena leggere.

È libertà sufficiente avere a portata di fuga il silenzio, la solitudine, e una scelta?

 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione originale di Edoardo Rubatto.

 

Edoardo Rubatto. Cresco in un piccolo paese nella provincia nord di Torino. Poi mi laureo in antropologia culturale e compio un atterraggio di emergenza nel mondo della comunicazione. Smetto di fare sport, divento copywriter freelance, fondo fanzine più e meno umoristiche, ma sicuramente disturbanti, insieme a Walter Comoglio. Per sfogare le mie frustrazioni inizio a fare disegnini brutti su carta di recupero. Prima per il magazine Ivano (di cui sono co-autore), poi per il mio profilo Instagram. Alcune mie illustrazioni sono apparse su Squadernauti, qui, qui e qui.

 
 

Violenti con intenti filosofici

 
 
 
 

“Le nostre colazioni
sono le stesse da vent’anni
da trent’anni
sono trent’anni che spalmiamo
le stesse cose sullo stesso pane
e beviamo lo stesso tè
non ti pare
che solo per questo
dovremmo suicidarci”
 
Ma il desiderio di eternarsi non è meno malinconico, non è meno misero della ripetizione imperitura dei medesimi gesti.
“Per tutta la vita ci sforziamo
di scrivere due tre pagine immortali
non vogliamo di più
ma questo allo stesso tempo è anche il massimo”

L’avvilimento di essere riconosciuto come persona.
“disprezza la mia essenza più intima
eppure pretende
che io mangi i suoi bignè viennesi fragranti”
 
E così mi ritrovo sospeso tra una vita che sdegnosamente rifiuto e un altrove che mi è precluso.
E così mi ritrovo a essere “un violento con intenti filosofici”.
 
 
 
(Suggestioni e citazioni tratte da Thomas Bernhard, Ritter, Dene, Voss, traduzione di Luigi Reitani, Quodlibet, Macerata 2022)

 
 

Salvatori

 
 
 
 

SalvatoriChi protegge le parole?

Chi le salva dal disuso e dall’abuso? Dall’oblio e dall’equivoco? Dall’ignaro che se ne serve per colmare i vuoti, puntellare gli scompensi?

Chi le preserva dai censori? Dal paladino con la falce? Dal dito che indica, condanna e assolve, si fa complice?

Non certo i Maestri pronti a bruciare pagine di dizionario per conservarle pure.

Le parole sbagliate non esistono, ci sono solo spazi e tempi inadatti ad accoglierle, bocche alle quali non appartengono.

 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione originale di Cristiano Baricelli

 

Cristiano Baricelli nasce a Genova nel 1977. Autodidatta dal 1997, elabora una personale tecnica di disegno basata sull’uso della penna a sfera. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali e collabora con Fanzine e Magazine di illustrazione tra cui: Grrrz Comic Art Books, Nurant, Osel,Watt, CartaCanta, Nitch, L’inquieto, Pastiche, Verde Rivista, Antropoide, Illustrati, Nèura, Freak Out, Guida 42, Carie, Rituali, Effe Rivista, Risme, Squadernauti, Racconti Crestati, Digressioni, Horror Moth. Attualmente sta sperimentando tecniche miste, e odia svegliarsi presto la mattina.

 
 

Il Saggio

 
 
 
 

Sono sempre sazio, e questo mi rende saggio.Il Saggio

Occupo lo spazio, lo ingombro e lo posseggo, mi impongo all’attenzione, non per contenuto ma per quantità, per dimensione.

Occorre metodo e perseveranza per dare il proprio volto a un palcoscenico conteso. Non è che mi arrovelli, pesto i piedi e strillo forte.

Non perdo tempo. Evito le sfumature: disprezzo o esalto, più spesso il primo; odio o venero, il secondo quasi mai.

Costruisco il mio nemico, e con esso certifico e giustifico la mia esistenza.

Prospero nella contrapposizione, sono l’uomo del pro o del contro. Rendo facile la scelta a chi facile la vuole.

Sono merce di consumo. Il prodotto ideale, perché ho in me l’offerta e la richiesta.

Come un sacerdote senza dio, vaticino la fine e a questa sopravvivo. Saprofita della parola, dispenso certezze per alimentare il sospetto.

Sono il sintomo travestito da diagnosi, il male che si spaccia per cura.

Voi siete il gregge nel deserto e io il miraggio dell’acqua sul limite dell’orizzonte.

Siamo il connubio perfetto, l’incontro che genera la solitudine.

 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione di Claudio Arisi

 

Claudio Arisi, nato nel 1957, vive e lavora a Cremona. Dopo lunghi trascorsi di fotogiornalismo sportivo, ha cominciato a dedicarsi alla pittura, al fumetto, alla grafica e alla fotografia. È stato ideatore e curatore dell’art magazine Bakelite. Nel 2004 ha vinto il concorso del Centro Fumetto Andrea Pazienza, per il quale ha pubblicato nel 2010 la graphic novel Diario dell’Amazzonia. Realizza illustrazioni per libri, pubblicazioni ed eventi.

 
 

Pagina 143

 
 
 
 

Sono fermo a Pagina 143 da quanto? Non lo so da quanto, era autunno.

Il tempo di norma lo misuro in pagine. Una pagina più o meno buona è un giorno più o meno buono. Poi arriva una Pagina 143 qualunque e allora ti sembra di poterci morire a Pagina 143, di poterci morire e rinascere. Una pagina è una vita, una pagina è molte vite.

Pagina 143 è la sosta che minaccia la fine, l’extrasistole che confonde e spaventa. È l’imprevisto atteso, l’incidente inevitabile, il sacrificio necessario. Pagina 143 è memento mori. Il Golgota sotto il quale il primo uomo è stato sepolto e il primo fra gli uomini ha versato il sangue per riportarlo in vita. È lo specchio in cui cercarsi riflessi per Pagina 143immaginarsi altri e altrove, e lì raggiungere l’effimero grado di separazione capace di renderci credibili.

Non si scrive per gli altri, forse non si scrive nemmeno per se stessi. Non c’è nessuno a Pagina 143, solo l’ambizione della solitudine e la presunzione di saperne sostenere l’abbraccio.

Non ve l’avevano detto? Cinque, dieci, quindici pagine al giorno. Scrivere e riscrivere. Anatema sugli avverbi di modo. Anatema sulle ripetizioni. E neanche una parola su Pagina 143? Devo immaginare, quindi, che non vi abbiano parlato nemmeno del profondo buco nel quale dovrete seppellire il frutto del vostro lavoro, quando il presuntuoso genio della letteratura che si annida in voi lo riterrà compiuto. Non vi hanno detto che, come moderni Abramo della parola, sarete chiamati a sacrificare il vostro prediletto, a scacciarlo quanto più lontano potrete perché solo la distanza è capace di limitare, mai cancellare, il difetto di prospettiva causato dalla paternità.

Pensate che la questione non vi riguardi? Sostenete di essere un’eccezione? Citatemene una di eccezione, ma datemi un nome degno della carta sacrificata per contenerlo. Vediamo quanto è vasto l’abisso nel quale dovrete andare a recuperarlo.

Molte cose vi hanno taciuto. È un problema vostro, al momento io ho altro a cui pensare. Ho le mie buche che attendono di essere riaperte per vedere se il sacrificio e l’attesa hanno prodotto frutti commestibili o solo ciarpame. Non oggi però, oggi sono intrappolato a Pagina 143 e domani non accenna a venire.
 
 
(Gianni Usai)
 
 

Illustrazione originale di Elena Baila.

 

Elena Baila, artista poliedrica, visual&sound storyteller. Ha partecipato a svariate letture, esposizioni personali e collettive, ha collaborato e pubblicato elaborati artistici, fotografici e testi con diverse riviste e case editrici.