Le mie poesie più belle

 
 
 

L’Editoriale Jouvence pubblica nel 2016 Le mie poesie più belle, un’antologia di trenta liriche di Nizar Qabbani, selezionate dall’autore e tradotte dall’arabo da Nabil Salameh e Silvia Moresi.

Motivo centrale di tutti i testi è l’amore, nel suo essere condizione necessaria per vivere e sentire la realtà. L’amore è in queste pagine non solo un generale sentimento nei confronti dell’altro, ma anche un’attenzione costante ai corpi e alla loro unicità, una visione del profondo legame tra tutti i viventi. L’amore è un destino e un modo di stare al mondo votato alla perdita, una tendenza a sovvertire le logiche di interesse e guadagno che sembrano muovere l’umanità: “Amerai milioni di volte/ e ritornerai, sempre, come un re sconfitto”, L’indovina, p. 35.

Si aggiunge l’amore per l’arte poetica in contrapposizione alla passione esclusiva per una donna, quasi che senza aver attraversato se stessi e amato se stessi non si potesse essere per altri, come se senza aver perso tutto di sé non si potesse sopportare l’irraggiungibilità degli altri: “[…] L’amore è diventato tutto uguale/ come si somigliano le foglie degli alberi./ Io sono incapace di amare una formica, una nuvola/ o una pietra./ Ho praticato mille e mille devozioni,/ e ho scoperto che la migliore è quella per me stesso!/ La tua bocca deliziosa non risolve la questione…/ il mio problema è nel mio quaderno e nel mio calamaio./ Tutte le strade davanti a noi sono sbarrate,/ e la nostra libertà è disegnare con le parole”, Disegnare con le parole, p. 43.

Se da un lato la poesia è quindi identificata con l’atto della scrittura, dall’altro molte delle caratteristiche di questi componimenti sono tuttavia tipiche della produzione orale: la ripetizione, l’invocazione, il ritornello riconducono infatti al canto e avvertono della necessità da parte dell’ascoltatore di riconoscere motivi e personaggi nell’invisibilità della voce. Incessanti divagazioni e catene di immagini, visioni e metafore che per un attimo trattengono sullo stesso verso il vicino e il lontano, si susseguono tendendo all’infinito, all’ignoto, all’inconoscibile; al contempo, la circolarità testimonia il ritorno, un movimento che in fondo coincide con la stasi. La vastità dell’immaginario, che lega corpi a luoghi o ad architetture (“Non è rimasto angolo su un bel corpo/ su cui non siano passati i miei carri” oppure “Dalla pelle delle donne ho cucito un mantello,/ con i loro capezzoli ho costruito una piramide”, Disegnare con le parole, p. 42), non riduce il radicale essere altro dell’altro: “[…] un segreto che mi lacera… e che non potrà mai essere detto”, A una alunna, p. 39.

L’altro è spesso riconducibile a una delle numerose figure femminili che popolano questo libro (bambine, giovani, amiche, amanti, madri, indovine, donne innamorate gelose o indifferenti o coraggiose, ecc.), non solo nella loro veste di destinatarie dell’invocazione dei versi ma anche in quanto voci protagoniste dei componimenti, pronte a interrogare il lettore: il tentativo di dire tutto, di raccontare la totalità, fa sì allora che il poeta conferisca all’altro una dimensione autonoma, che egli accetti di essere messo in discussione dal mondo altrui.

Al pari del poeta, le donne accusano e seducono, domandano e affermano, mostrano liberamente chi sono, si esprimono, si consumano: la parola cerca anche di raccontare e descrivere la corporeità negli amplessi, le forme delle figure e i loro profumi, una dimensione in cui tutto è suprema bellezza e natura.

L’amore insegna l’intensità, l’attraversamento doloroso del mondo che né la saggezza né la sapienza possono mitigare, l’andare fino in fondo alla materia e alla sua sensualità e tornare alla superficie unicamente con le parole e il loro limite, la loro fragilità.

“Io non posseggo nulla al mondo,/ tranne i tuoi occhi e la mia tristezza”, sono versi che risuonano più volte come un ritornello nella poesia Fiume di tristezza, pp. 23-24; l’amore invita inoltre ad affrontare la concretezza del presente e della sua fuggevolezza, della sua imprendibilità: “Finora non sapevo/ che le lacrime sono le persone/ e che un uomo, senza la tristezza,/ è solo il ricordo di una persona”, Poesia della tristezza, p. 32.

Tuttavia, l’intensità del sentimento amoroso non si declina unicamente nella mestizia, in un ascolto e in una sensibilità solo interiori della propria precarietà e del proprio esistere in quanto corpo, materia delimitata che dice chi siamo, che impedisce la fuga e il riparo nell’irrealtà; essa diventa anche un’energia incontenibile e traboccante rivolta verso l’esterno, passione travolgente, dismisura, eccesso, smarrimento, oltre che trasformarsi in capacità di rischio e scelta, di avventura e risolutezza senza calcoli, caratteristiche di chi vive in maniera tutt’altro che tiepida: “Io non credo nell’amore/ che non ha l’irruenza delle rivoluzioni,/ che non frantuma tutti i muri,/ che non si abbatte come un uragano”, Scegli, pp. 19-20; “Amami con tutta la brutalità dei tartari,/ con il bruciante calore della giungla/ e la ferocia della pioggia”, Poesia selvaggia, p. 61.

In altri termini, l’amore non cerca le costruzioni né le sicurezze, non ambisce alle posizioni né ai ruoli: amare è incontrare davvero l’altro e contemporaneamente vivere senza privilegi di luogo o di tempo; il poeta infatti confessa: “[…] non mi interessa l’eternità”, Poesia selvaggia, p. 61.

Colui che ama è un individuo senza radici che esiste in un assoluto corporale, non fuori dal tempo né in un luogo sacro, ma come continuamente affacciato sull’alterità e sul buio, come lo è il poeta: “Io sono un uomo perduto,/ non conosco il mio posto su questa terra,/ ho perso la mia strada,/ il mio nome,/ il mio indirizzo./ La mia storia? Non ne ho alcuna!/ Io sono lo smarrimento dell’oblio/ un’ancora senza pace,/ sono una ferita con sembianze umane”, Fiume di tristezza, p. 24.

 
 
 

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One comment

  1. Interessante la attenzione all’unicita’ dei corpi. Non sono d’accordo sulla sconfitta dell’amore perche’ penso che l’amore abbia volore e sia gratificante concretamente per il sano desiderio della bocca dell’altro. L’ultima parte per me e’ un po’ confusa. Ad ogni modo appena posso compro il libro. Grazie Zaira Padovan

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