in quella parte della mia memoria

 
 
 
di Angelo Calvisi
 
 
 
 
invocazione o protasi
Canta a me, o diva, del vasto poema
memoriale, tutte le risultanze.
Tendono a chiarità le cose oscure,
si dispongono in versi, le memorie,
e questi in schemi e immagini: figure.
Penso io a questo. Tu canta a me, diva,
in stile telegrafico, ad impulsi,cavaliere-marinomarini
le donne, i cavalieri e tutto il resto.

i: sui programmi
Questi momenti diluiti in parte
e in parte anche dispersi in confusione,
io li raccolgo con ragione in foto,
e li didascalizzo poco a poco.
Questi momenti centrifughi, sfuggenti,
imprecano in continuo, senza requie:
io lascio uscir dai denti un suono antico
che poi è la megalingua, finalmente.

ii: e quindi si vive e si trascrive
Ecco, mi dico, mi spunta un ricordo
e cresce, cresce: c’è dietro tutta una
letteratura. Poi eccomi, dico,
nella mia prima volta al Ferraris.
E allora, dunque, eccomi. Eccomi
che lo scrivo su un pensierino, a scuola,
che a pensarci su, a furia di scrivere,
viene fuori tutto un gioco infinito.

iii: tentava la tua mano l’apparato
Ma proprio (oh!) non me l’aspettavo,
solo e pensoso sotto le coperte,
che tra poco (ah!) mi tocca l’uccello,
pensavo, ed ecco la mano sull’anca
e (uh!) non ritrarla, le dicevo,
così rapida, la guidavo, e dove
guardano gli occhi, se giro la testa,
se mi agiti tutto, se mi scuoti!

iv
Quattro giorni che sembrano quaranta,
in macchina, con la mitica Ivana,
guidando calmi ed arrivando a Santa
Croce dopo aver visto la Toscana
intera e fatto il bagno nel pantano
dell’Arno, nell’acqua torbida, insana.
Noi lo facemmo a Ferragosto, l’anno
prima che tu partissi per Milano.

v
Quello che è successo tra Francesco e me,
che le cose tornano, ripetono
se stesse, questa ruota, questa vita
che gira, come Francesco, amico
e disamico, questi contrasti che
ci uniscono sempre, niente vogliono
dire, o forse tutto: quella che sempre
e ancora si ripete, è la parola.

 

vi
Ah, come amor di lontananza questa
pena nutrita di te! Ah, mio Francesco,
fotografo d’America, di vischi:
dalle crode lontane come affanni
il pensiero! E come traverso cieli
e sopravanzo oceani tempestosi!
E come ti raggiunge la mia anima!
Ma’l navigar m’è duro in questi mezzi.

vii: la propria vettura
Ma dove sei nata, nella galleria
del vento, mitica Ivana (macchina
carta zucchero, raffreddata ad aria,
che non trasmuti in moto la benzina),
forse il vento era andato in avaria,
forgiandoti secondo sibillina
convenienza simile a me, creatura
a motore, mia scassata vettura.

viii
I fatti ricordati (e le persone)
a cui io faccio qui riferimento,
valgono solo come un’invenzione.
Sono una traccia tenue, un lamento
subliminale, sono un’intenzione
casuale che, se mi sforzo, io sento
viva, nella memoria che la tiene:
libera, se alla parola conviene.

 

ix
Ma quando torni, vita, a visitarmi
tu fammi cenni, avvertimi, se riesci,
poi lasciati studiare, non deludermi,
e nella tua estensione riconosciti.
Che quando ricomponi i tuoi momenti
puoi risultare ampissima e non breve.
E non tornare ancora epigrammatica,
ma fatti immensa e fatti lunga, vita.

x: in morte di sorella memoria
Avevano previsto che il Titànic
sarebbe emerso al largo di Bimìni
dopo aver tanto tempo bordeggiato
lungo lo zoccolo continentale.
Era il sessantotto, se non sbaglio,
e il Titànic, come l’Olandese
Volante, navigava lentamente
nei mari che bagnano l’Atlantide.

xi
Con più che io mi sforzo, più mi sbaglio;
con più che mi concentro, ci ricasco
e più che son preciso più m’abbaglio.
Se allento la tensione, è ancora un fiasco
nell’organizzazione del serraglio:
che è troppo vasto, che ha il cancello lasco,
e lascia uscire tutti i miei ricordi,
e mi impedisce sempre il riordinìo.

 

xii
E se spunta un ricordo, se riemerge
infangato da questa mia memoria,
se a forza di parola questa storia
ha dignità, riscendo ad ergere
un piccolo valore che deterge
piano piano il mio ricordo senza infamia,
senza gloria, quanti nella morìa
rimangono? Quanto sommerge il sonno?
 
 

Angelo Calvisi, nato a Genova nel 1967, divide i suoi interessi tra la scrittura e la recitazione. Il suo ultimo romanzo, Adieu mon cœur, è uscito nel 2016 per l’editore CasaSirio. Per i pennelli di Roberto Lauciello ha firmato il soggetto e la sceneggiatura del graphic novel Sulla cattiva strada, ispirato alla vita di don Gallo, uscito per Round Robin nel maggio del 2014. Su questo blog ha pubblicato alcuni racconti inediti (vedi qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui), un dittico (qui) e un trittico poetico (qui). Nel corso del tempo, in qualità di attore, ha collaborato con registi come Fiammetta Bellone, Gianluca Valentini, Paolo Dotti e Paolo Pisoni. Di questi lavori sono reperibili in rete inquietanti tracce. Vive e lavora a Bonn.

 
 

L’immagine proviene da qui.

 
 
 

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