Fantasmi

 
 
 

di Guido Cavalli

 
 
 
 

«Rintoccano lontano le campane.
Rimandano un saluto, un suono roco
dalle case che ieri abitavamo
e dai luoghi di prima. Sempre meno
sembrano i vivi laggiù, sempre meno
campanili risuonano in vallata
e accanto alle fontane sempre meno
lampioni accendono quando imbrunisce.
Forse è di nuovo nostra la montagna?
Possiamo ritornare giù alle case,
alle botteghe, alle stalle, ai mulini
e quando dalle lapidi cadranno
le lettere di ferro arrugginite
e le fotografie scoloriranno,
allora più niente distinguerà
i vivi, gli scomparsi e i superstiti?
Che illusione… e intanto tutt’intorno
raccogliamo le ore quando crescono
sotto la volta dei vecchi castagni,
all’ombra fitta che odora di muschio,
di funghi matti e di felci preistoriche.
Attorno alle cortecce, come fulcri
i raggi delle ellittiche solari
scandiscono ruotando il nostro tempo.

Fantasma n. 5

Rare volte un ragazzo con un libro,
una micca di pane nello zaino
e nella tasca un taccuino, s’addentra
nel castagneto, risale i sentieri,
su, fino ai larghi prati del crinale.
Senti come risuonano i suoi passi
sopra la terra brunita di ricci».

Salgo ai prati assolati del crinale.
Manca poco. Siedo qui a riposare
dentro il cavo corroso d’un castagno.
Come nel vuoto della bocca il suono
si fa voce che articola parole
ma nessuno sa da dove provenga
il dire, così nel cavo dell’albero
s’apre una voce, e detta perché scriva.

«Noi lo seguiamo con occhi di merlo,
lo accompagniamo al confine del bosco
oltre cui s’apre lo spazio più alto
delle ultime nuvolose cime.
Tra i rami restano per qualche tempo
i suoi pensieri incerti, le domande
incredule che ostina ad intonare
e le poche parole sue più care,
pietra, prato, fontana, campanile.

Ma perché indugi ancora in questi luoghi
modesti ed inattuali, questi luoghi
che non danno più frutto, abbandonati
all’incuria, che ormai non appartengono
a nessuno e non hanno niente esiga
ancora la tua forza di vivente?»

Ora mi sembrano ancora più grandi
di quand’ero bambino, le montagne.
Ora le fondamenta e le radici,
le vene minerali e le sorgenti
buie che stanno dentro le montagne
so che trattengono tutto il passato,
ciò che è stato e ancora più sotto ciò
che è come non fosse stato perché
non abbiamo compreso, ricordato.
Molte parole che cerco e nessuna
bocca che parla al presente può dire,
rinasceranno ancora verdi e acerbe
spine di cardo e ricci di castagno,
bianchi licheni e schiuma del torrente
sopra queste montagne che ora vago
di cima in cima, valicando i passi,
lungo le mulattiere, fino ai prati
che adagiano bruniti sulla schiena
larga delle montagne, ascoltando
la voce gelida e pura dell’aria.
Mentre giù a valle tutto si falsifica,
si mostra in ciò che rimane più estraneo,
prende voce e va verso la parola
la parte inapparente della storia.

 
 

Guido Cavalli è nato a Parma nel 1974. Scrittore e poeta, è coautore dei romanzi e racconti di Errico Malò. Nel 2005 è apparsa la raccolta di versi Piccolo canzoniere selvatico, pubblicata da Manni Editori. Nel castagneto, il suo ultimo libro di poesie, edito da Diabasis nel 2015, è stato recensito su questo blog. Collabora con la rivista di cultura filosofica Kasparhauser.

 
 

Illustrazione originale di Andrea Bovaia.

 
 
 

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3 comments

  1. Sono certissima che il futuro del nostro Pianeta e’ nelle mani degli studi classici non di studi freddamente tecnici. Perche’ e’ necessario comprendere il tutto prima con il cuore e poi con la mente. Cordiali saluti Zaira Padovan

    Inviato da iPad

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