Sii fedele. Corrispondenza 1925-1935

 
 
 

Pubblicato da Archinto nel 2016 (curato da Henri Lonitz e tradotto da Roberto Di Vanni), il volume raccoglie lo scambio epistolare dal 1925 al 1935 tra il filosofo Theodor Wiesengrund-Adorno e il compositore Alban Berg (nell’Appendice si possono leggere quattro lettere di Adorno alla vedova Helene Berg e una nota di Paolo Petazzi, che del libro è anche revisore).Layout 1

Il carteggio prende avvio dalla richiesta del ventiduenne Adorno di diventare allievo di composizione del maestro viennese, le cui opere avevano suscitato nel giovane una notevole impressione. Parallelamente all’attività filosofica, Adorno si dedica infatti alla musica, in qualità di compositore e di critico (già dal 1923 scrive da Francoforte per la Zeitschrift für Musik e nel 1925 inizia a collaborare con la rivista berlinese Musik).

Accanto alle questioni di carattere prettamente tecnico, di analisi estetico-formale delle opere e delle esecuzioni cui si dà spazio nel volume e ai ritratti dei protagonisti del panorama musicale dell’epoca delineati nelle lettere, in questa corrispondenza emergono elementi che rendono ragione di una relazione umana e artistica viva, fruttuosa e non priva di contrasti tra i due, sebbene siano all’apparenza marginali rispetto alla trama sonora del carteggio (l’opera lirica Wozzeck di Berg amatissima da Adorno costituisce una sorta di fil rouge in questo senso, come notato da Petazzi).

Benché si diano sempre del lei e non si dilunghino mai in conversazioni strettamente private, almeno per lettera (si scopre infatti in una epistola del 1936 inviata a Helene che Adorno aveva sempre saputo dei tradimenti di Berg nei confronti della moglie), entrambi sembrano non voler rinunciare a piccoli e rassicuranti rituali.

Dal ragguaglio puntuale sulle condizioni fisiche, assai frequente nell’epistolario (“[…] negli ultimi giorni ho avuto un vero e proprio crollo nervoso. Dopo un continuo deperimento fisico (da maggio ho perso più di 10 kg.), il giorno del mio arrivo qui una serie spaventosa di attacchi d’asma mi ha schiantato”, [13] Berg a Wiesengrund-Adorno, p. 36; “All’inizio della settimana scorsa, mi è venuta una fortissima infiammazione alla gola, contro la quale l’aspirina si è rivelata del tutto inefficace”, [16] Wiesengrund-Adorno a Berg, p. 44); all’ansia che sfocia nel rimprovero davanti al silenzio dell’altro che tarda a rispondere (“Caro Wiesengrund, che fine ha fatto? Ha ricevuto la mia lettera?”, [14] Berg a Wiesengrund-Adorno, p. 39; “Per tacere del fatto che Lei avrebbe potuto una volta o l’altra venire a Vienna – e che non ne ha sentito il bisogno, limitandosi, dopo un silenzio di mesi, a una cartolina, alla quale ha fatto seguito un silenzio durato altri mesi…”, corsivo nel testo, [108] Berg a Wiesengrund-Adorno, p. 220); fino al perenne senso di colpa e timore dell’allievo che si sente mancante nei confronti del maestro e teme sempre di aver procurato la sua collera e di meritarsi il suo biasimo (“Caro Signore e Maestro, oggi volevo soltanto chiederLe perché non ha risposto nemmeno con un cenno alla mia lunga lettera […]. L’ho forse offesa?”, [30] Wiesengrund-Adorno a Berg, p. 72; “[…] il tono chiaramente offeso del Suo messaggio mi ha messo in agitazione. Cos’ha contro di me?”, [39] Wiesengrund-Adorno a Berg, p. 90).

Entrambi condividono la difficoltà nel creare autentiche relazioni umane disinteressate e nel sopportare quel silenzio che è assenza di risposta in Berg (“[…] il Suo lungo silenzio mi preoccupa e mi ferisce, anche”, [26] Berg a Wiesengrund-Adorno, p. 65) e che si dà quale zona oscura, luogo irraggiungibile, mutezza per Adorno, che nelle righe seguenti descrive al maestro una propria difficile relazione amorosa: “Il nostro rapporto è in tutto e per tutto insolito, un miscuglio di intimità e di estraneità incomprensibile tanto a lei quanto a me. E mi offre ancora una volta la terribile dimostrazione dell’irrealizzabilità delle relazioni umane che nascono da grandi intenzioni. Nella natura silenziosa, che è congenita agli individui, e quindi anche alle donne, c’è un qualcosa di inespugnabile che ci respinge senza speranza, anche se mille volte sembrava che vi si fosse aperto un varco. Incredibile che si debba continuamente sbattere contro qualcosa!”, [39] Wiesengrund-Adorno ad Alban Berg, p. 90. Ambedue non nascondono la fatica, la dissipazione, la mancata corrispondenza che lo stare al mondo prevede: “Sono arrivato qui, in questa città orribile, avant’ieri e da allora non ho fatto altro che arrabbiarmi: per le persone brutte e grossolane nelle strade, […] per un’associazione di musica da camera che è stata affidata a una direzione impossibile, per la lettera di un’amica diventata nemica, che torna ad avere contatti con me perché ha bisogno di buone critiche, per un articolo […] di una stupidità scandalosa”, [12] Wiesengrund-Adorno ad Alban e Helene Berg, p. 33).

Non mancano poi nelle lettere di entrambi richieste o risposte più o meno insolite: in una delle prime epistole Berg stila un elenco di materiali che l’allievo dovrebbe reperire per lui (“[…] Ho bisogno ancora di qualche penna del tipo che Le allego per la trascrizione in bella copia […]. Sia gentile da metterne qualcuna nella prossima lettera che mi spedirà. Ma per sicurezza, me ne compri un paio di dozzine”, [5] Berg a Wiesengrund-Adorno, pp. 16-17); Adorno, dal suo canto, chiede esplicitamente a Berg di intercedere per lui per un posto di critico musicale alla Berliner Zeitung, senza nascondere macchinazioni e ipotesi di manovra, ma Berg gli risponde che ha già preso accordi per segnalare un’altra persona per quella mansione.

Ciò che è evidente in ogni caso è l’ammirazione che ciascuna delle due figure nutre per l’altra. Adorno riconosce chiaramente l’autonomia artistica di Berg dal suo maestro Schönberg, con il quale il filosofo avrà peraltro delle incomprensioni a causa dei propri scritti e sulla cui opera tarda egli non tacerà le proprie riserve (“La cosa tragica, a mio avviso, è che tutti i suoi lavori più recenti sono stati concepiti in modo assolutamente giusto – ma non realizzati concretamente, o eccessivi! Se non restasse nient’altro che questa musica ci sarebbe di che disperarsi!”, corsivo nel testo, [59] Wiesengrund-Adorno a Berg, pp. 125-126); Berg si accorge che la vastità di interessi e di talenti di Adorno non è sempre facile da governare per il giovane: “È chiaro: un giorno, dal momento che Lei è una persona che mira al tutto (Dio sia lodato!), dovrà scegliere tra Kant o Beethoven”, corsivo nel testo, [22] Berg a Wiesengrund-Adorno, p. 60.

Con il tempo, Adorno si rende conto di percepire una superiorità dell’arte, della musica sulla critica (“[…] rispetto a una sola battuta decente qualunque discorso sulla musica è del tutto inutile”, [76] Wiesengrund-Adorno ad Alban e Helene Berg, p. 149) e sente il bisogno di decidere se diventare effettivamente un compositore (“Sono ormai due anni e mezzo che non ho più portato a termine nulla di rilevante. E fino a quando non avrò dimostrato a me stesso in modo conclusivo di essere un compositore, non posso nemmeno pretendere che lo credano gli altri”, [111] Wiesengrund-Adorno a Berg, p. 226); egli confessa inoltre a Berg di sentire la necessità di una conferma dall’esterno (“[…] stavolta per me, che pure finora non ho mai avuto realmente fretta di essere stampato, la cosa è di grande importanza, e dato che ormai ho 25 anni, credo che cominci a essere arrivato il momento buono, se non voglio continuare a essere collocato nella schiera di quelli che scrivono di musica”, [80] Wiesengrund-Adorno a Berg, p. 159), comprendendo personalmente e non solo sul piano teorico che l’artista non è immune dal bisogno di riconoscimento del mondo (“In fin dei conti il successo esteriore è un fattore del quale occorre tenere conto da un punto di vista psicologico, anche quando si è così lontani dal credere alla giustizia immanente dell’attività artistica come lo è Lei”, [15] Wiesengrund-Adorno ad Alban e Helene Berg, p. 41).

Berg è pronto ad ascoltare, a incoraggiare il talento musicale del fedele Adorno (così egli si firma, quasi obbedendo a quel Sei treu! [Sii fedele!] tratto da Il crepuscolo degli dei di Wagner che Berg cita senza inserire le parole in una cartolina indirizzata all’allievo), del quale impara ad apprezzare sinceramente e con convinzione la scrittura critica (“Adesso so che quello che Lei scrive […] non può essere espresso in maniera migliore e più precisa […]. E che è di una raffinatezza linguistica davvero straordinaria e di un livello altissimo”, [22] Berg a Wiesengrund-Adorno, p. 59), studi e analisi che sono sovente dedicate alle sue opere, lette con raro acume; Berg esorta tuttavia Adorno a parlare a tutti, anche quando egli si occupa di critica, a parlare cioè al mondo e non solo a se stesso: “Ma ho una cosa da chiederLe!! Non scriva difficile! Lei ha sicuramente così tanto da dire sull’argomento, e vorrei proprio che quelli che lo leggeranno, lo apprendano da Lei. Ma questo sarà possibile […] solo se Lei si esprimerà in modo comprensibile per tutti”, corsivi nel testo, [13] Berg a Wiesengrund-Adorno, pp. 36-37.

Adorno, dal canto suo, sottolinea quanto sia importante sentire per l’artista, trovarsi in uno stato di apertura e di inevitabile sofferenza, accettare di lasciarsi attraversare dalla vita, favorire una condizione di giovinezza che egli rinviene nell’operare artistico di Berg (“[…] la giovinezza come capacità immutata di soffrire, che altro non è se non l’umanità stessa”, [126] Wiesengrund-Adorno a Berg, p. 252)

Ecco che forse non si erra affermando che entrambi sono attratti dalla creazione della bellezza, quella bellezza che Adorno rintraccia nelle prime misure della Lulusymphonie (il Rondò), composta da Berg nel 1934, e alla quale egli prova ad avvicinarsi con parole piene di luce, la bellezza che non può essere posseduta ma solo cantata, concreta e immateriale, a cui essere fedeli: “[…] in questi indicibili accordi degli archi con il flauto al di sopra viene espressa tutta la promessa che la bellezza ci concede, tutta la felicità mai vissuta, mai raggiunta, eppure sicura al di là di ogni dubbio, che si manifesta alla vista della bellezza di una creatura umana –  vale a dire una donna – e al tempo stesso tutta la tristezza di fronte alla sua irraggiungibilità; quel dolore, impossibile a descriversi con esattezza e mai espresso attraverso le parole, accessibile soltanto alla musica, che accompagna il primo sguardo posato sull’autentica bellezza”, [132] Wiesengrund-Adorno a Berg, p. 269.

 
 
 

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