Lettere di presentazione

 
 
 

di Daniele De Serto

 
 
 
 

Gentile redazione,
desidero anticiparvi, con questa lettera, che il romanzo che vi sto inviando non è altro che un cumulo di banalità e robaccia patetica. Molto presuntuoso anche. Voglio mettervi in guardia perché fa veramente schifo.
Il problema è che non riesco a capacitarmi di come io abbia potuto mettere in fila una serie di così inutili sbrodolate. E ammetto che la cosa mi istiga una certa violenza. Ora che ho rilegato il manoscritto, come a buon diritto richiesto nella sezione “Invio Manoscritti” del vostro sito, lo guardo e mi viene una gran voglia di sbatterlo in faccia a qualcuno.
Per cui è giusto che venga deriso come merita. Non può sottrarsi a una spietata analisi critica. Con quella trama disordinata e infarcito com’è di frasi a effetto ed esagerazioni di stile.
Eppure ero uno scrittore eccezionale, finché non scrivevo nulla. Avevo migliaia di romanzi in testa e evitavo accuratamente di scriverli. Sto parlando di capolavori ovviamente. Era dura trattenersi ma questo faceva di me il vero scrittore antiscrittori, se capite quello che intendo. Dissimulare e occultare tutto intimamente.
Che anni quelli… Una vena creativa The Letter 1967 by Patrick Caulfield 1936-2005dorata e inesauribile. Come ho fatto a piegarmi al così modesto desiderio di essere pubblicato anch’io? Avrei potuto continuare in eterno a tenere gli editori sulle spine. Ma ormai è fatta. E non posso sottrarmi all’onta di un giudizio negativo. Tanto vale alleggerirvi la coscienza inviandovi questa lettera di presentazione. Non siate troppo crudeli però, posso essere estremamente sensibile a volte. Anzi, credo opportuno informarvi che a un eventuale critica non pertinente potrei reagire in maniera scomposta. Non dimenticate che ho trascorso periodi di grande estro. Questo potrà essere un passo falso, sono d’accordo con voi, ma credo di avere ancora un po’ di credito nell’ambiente quindi andiamoci piano con bocciature avventate. La trama dicevamo? Beh non è che mi si sono scompigliate le pagine incidentalmente, l’ho concepita così e pensavo bastasse un piccolo sforzo per comprenderne a pieno l’intreccio. Altrimenti le metafore, i conflitti e le forze simboliche che si agitano dietro le quinte di questa storia vanno a farsi fottere. E voi finireste per soffermarvi solo sull’ironia e sugli squisiti accenti poetici dell’opera. Il suo sviluppo contraddittorio è un peccato spontaneo che difendo. Che mi distingue da questa generazione di scrittori ansiosi di far trapelare subito la loro verità.
Non pensavo di dovervi spiegare anche questo.

***

Gentile editore,
sta per fare centro! E sono felice di poterlo annunciare io, che sono la ragione del suo imminente successo. Ebbene sì, il manoscritto che le sto inviando è un vero capolavoro. E pensare che lo avevo definito presuntuoso meno di due ore fa.
È bastato respirare un po’ di aria fresca per cambiare idea…
In pratica ero uscito per spedire il plico a un’altra casa editrice della sua stessa regione (sto procedendo da nord a sud) quando, camminando verso l’ufficio postale, ho osservato il cielo scintillante e sfilacciato di nuvole e mi è venuto naturale ripensare a quel passaggio del romanzo in cui definisco il cielo – indovini un po’ – “scintillante e sfilacciato di nuvole”! Tale e quale a come fa un certo Fitzgerald a pagina 46 di Tenera è la notte! Fitzgerald, mica un idiota qualsiasi.
Nella precedente lettera di presentazione avevo anche parlato di trama disordinata.
Beh, a ogni passo sentivo il plico scalciare offeso da sotto il mio braccio. Sentirlo così vitale e pieno d’orgoglio mi ha fatto riflettere sulla mole di lavoro spesa per assicurargli un’architettura sofisticata, un climax all’altezza e, appunto, personalità.
All’ufficio postale poi, ho incrociato una ragazza che incarnava perfettamente la affascinante e tormentata detective del mio romanzo. Cosa altro poteva essere se non un chiaro segno del destino?
Nota bene: ho detto detective però, no, non è un noir.
Lo so che pubblicate solo noir e gialli. Come robustamente suggerito nella sezione “Invio manoscritti” del vostro sito, ho consultato il vostro catalogo al fine di verificarne affinità con la mia proposta editoriale. Ebbene: non ho trovato alcuna affinità. D’altronde il vostro catalogo è affollato di titoli concepiti per sottintendere intrighi, suspense e piombo a volontà. Già mi immagino trame che si sviluppano attorno a ottusi psicopatici e ai loro scialbi inseguitori che non possono proprio avere nulla in comune con lo spessore, le ferite inconsce e l’arco di trasformazione dei personaggi che si intersecano nel mio romanzo.
Non ci siamo proprio.

***

Cari amici,
per prima cosa vi avviso che non intendo aspettare i sei mesi previsti. Capisco la premura nel mettere in chiaro i tempi di lettura, la grande mole di manoscritti e blablabla. Purtroppo la mia situazione non permette di attendere questi famigerati tempi tecnici testardamente indicati nella sezione “Invio manoscritti” del vostro sito.
Nell’ultimo mese, la stesura finale del romanzo ha necessitato dedizione totale. Perciò ho dovuto abbandonare il mio lavoro di agente di vendita. E infatti ho spontaneamente rinunciato a impugnare un licenziamento che aveva del ridicolo. Non mi piace vincere facile. E la storia secondo cui avrei puntato un compasso alla tempia di un mio collega faceva acqua da tutte le parti, in mancanza di testimoni. Avrei potuto mettermi di traverso ma ho preferito cogliere l’opportunità di concentrarmi sulla scrittura e sui successi che si andavano a profilare. Da allora, tuttavia, ho smesso di pagare bollette, affitto e rate condominiali. Per questo mi capita periodicamente di trovarmi assediato da creditori. Anche adesso mi toccherà uscire di soppiatto per andare a spedirvi questa lettera.
Per quanto riguarda le mie note biografiche, la farò breve. Sono nato a Roma e ci abito. Sulle precedenti esperienze editoriali preferisco glissare per non condizionare troppo la lettura del manoscritto. In ogni caso potrà farsi dare informazioni dalle case editrici a cui ho mandato altrettante lettere di presentazione. Consideri tutte quelle ubicate a nord della sua. A questo punto è soprattutto una questione di tempo. I primi a contattarmi avranno la precedenza. Eventuale anticipi sulle royalties potrebbero però rivelarsi decisivi.

***

Signori,
la situazione è fuori controllo. Vivo da barricato in casa da due giorni. Sto scrivendo con le serrande abbassate per fingere la mia assenza. Non saprei neanche dire con esattezza quando potrò spedirvi la versione cartacea di questo mio romanzo che, immagino, stiate attendendo con ansia. Per questo ho deciso di inviarvelo per e-mail nonostante nella sezione “Invio manoscritti” del vostro sito vi sia un esplicito divieto a farlo. Mi spiace ma dovrete arrendervi alle circostanze e alla rivoluzione digitale. Tralasciando per un momento i vantaggi per l’ecosistema, proviamo a concentrarci sulle circostanze. Queste dicono che non posso farmi vedere in giro con troppa disinvoltura. Soprattutto nei paraggi non godo di piena libertà di movimento. Uscire di casa durante gli orari di apertura degli uffici postali è causa di diverbi o addirittura colluttazioni. In alcuni casi con pesanti ripercussioni fisiche. La lettera dello studio legale recapitatami questa mattina parla di grave trauma alla regione scrotale che il sottoscritto avrebbe provocato al loro assistito, con prognosi di una decina di giorni. Il loro assistito, per vostra informazione, è l’amministratore di condominio che, in effetti, aveva cercato di sbarrarmi la strada piazzandosi davanti al portone e sventolandomi sotto il naso le ricevute da pagare.
Perciò vi chiedo di saltare del tutto la parte dedicata alla lettura del romanzo, evitando anche di affaticare gli occhi davanti al PC, e inviarmi subito il contratto da firmare. Se fossi in voi non perderei neanche un secondo. Davvero, non è il caso. Conosco il vostro indirizzo e non immaginate quanto siano fastidiosi i traumi alla regione scrotale.

 
 

Daniele De Serto è nato e vive a Roma. Suoi racconti sono apparsi su “Fiction Southeast”, “Linus”, “Granta Italia”, “Cheap Pop”, “Gravel”, “Tina”, “Cadillac Magazine”, “Colla”, “Inutile” e su altre riviste e antologie. Ha scritto testi per la TV.

 
 

L’immagine proviene da qui.

 
 
 

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