Seguite le istruzioni

 
 
 

di Marco Milini

 
 
 
 

Prima di tutto, lasciate che vi dia un consiglio: se decidete di seguire queste istruzioni, vi conviene indossare dei pantaloni lunghi e un paio di scarpe comode, perché ci sarà da camminare. Per il resto, non sono richieste speciali abilità o conoscenze particolari: basta che abbiate voglia di lasciarvi andare e provare un’esperienza diversa dal solito. È una specie di trucco, di gioco di prestigio, o anche di magia, se vogliamo. E quindi sì, bisogna un po’ anche crederci, perché funzioni. Non è sicuro al cento per cento. Ma se seguirete attentamente queste istruzioni, le probabilità sono buone. Detto questo, cominciamo.
Trovatevi martedì sotto la torre dell’orologio poco prima di mezzanotte e al primo rintocco siate pronti a muovervi: incamminatevi lungo il portico, cercando di non farvi notare. I vostri passi risuonano sotto le volte mentre superate l’antico portone tarlato della cripta dei cavalieri erranti. A questo punto, percepirete uno sguardo su di voi: volterete leggermente la testa e in effetti vi sembrerà di scorgere qualcuno che da sotto la torre dell’orologio vi osserva, ma voi fate finta di niente, continuate per la vostra strada e infilatevi nel vicolo al cui imbocco c’è l’affresco che raffigura la Fortuna. Fatele un leggero inchino, perché vi accompagni sempre.

Percorrete il vicolo fino alla fine e sbucate in una via più larga dove vi imbattete in un uomo appena uscito dall’osteria, ubriaco fradicio come tutte le sere. Non c’è nessun altro per strada, l’uomo barcolla e biascica tra sé tutto un discorso incomprensibile che continuerà finché non si sarà addormentato pesantemente. Quando l’ubriaco si ferma davanti alla porta di casa e tira faticosamente night-shadows-1921fuori di tasca il suo mazzo di chiavi, voi state pronti a raccogliere la moneta che gli cadrà. Non fatevi scrupoli a rubare una moneta a un ubriaco, sono solo pochi centesimi, e comunque sembra uno straccione ma è pieno di soldi fin sopra ai pochi capelli che gli sono rimasti per via di una calvizie fulminante.

Continuate per la strada finché non arriverete in una piazzetta con in mezzo una fontana gorgogliante. Guardate la statua di quel fauno con piedi e corna di capra che si erge al centro della fontana: si è consumato le labbra a forza di sputare acqua per secoli, ma non sembra ancora stanco e continua a sorridere malizioso. Avvicinatevi e vedrete, sparpagliate sul fondo della vasca, in mezzo alle alghe proliferate col tempo, diverse monete gettate lì da gente che aveva desideri da esprimere. Prendete la moneta dell’ubriaco e lanciatela: entrerà nell’acqua gelida con un plof! e calerà ondeggiando per adagiarsi sul fondo. È uscito testa: prendete la strada a sinistra.

Camminate, camminate. Dopo qualche minuto, le case si faranno più rade e vi sarete lasciati alle spalle il vecchio centro abitato con i suoi edifici mezzi sbilenchi e cadenti e la pavimentazione stradale sconnessa e rattoppata. I vostri piedi calpestano ora una liscia superficie di asfalto nero mentre costeggiate i giardini ben curati di una serie di casette tranquille costruite negli ultimi cinquant’anni. Passate anche queste e abbandonate la strada per seguire la luce tremolante delle lanterne che vedete appese agli alberi: vi indicheranno la via nell’oscurità. Seguite queste fiammelle che sfidano le tenebre e quando giungerete nei pressi dell’albero al cui ramo più basso è appesa l’ultima lanterna vedrete che ci sarà qualcuno, lì ad aspettarvi: una vecchia che, appoggiandosi faticosamente al bastone, si farà vicina e vi scruterà.

La vecchia è chiamata la matta dei numeri perché parla solo per numeri, e voi per numeri le dovrete rispondere, altrimenti vi prenderà a bastonate. Ma state tranquilli, è facile parlare per numeri, non è questione di essere bravi in matematica ma di avere la giusta intenzione. Per capirci: se la vostra intenzione è davvero arrivare alla fine di questa storia anche solo per sapere dove vuole andare a parare, allora una conversazione a prima vista assurda come “48” “1” “32, 54, 16?” “3, 71!” significherà “Salve” “Buonasera” “Vuole sapere da che parte andare?” “Magari, grazie!”. E la vecchia con la mano ossuta vi indicherà il sentiero da seguire.

Continuate a camminare finché non vi accorgete con un brivido che a un certo punto, ma chissà quando, avete lasciato il sentiero e siete finiti nell’erba alta al ginocchio. Sono prati dove abbonda l’ortica, ed è per questo che all’inizio vi ho consigliato di indossare i pantaloni lunghi: se non mi avete ascoltato, peggio per voi… Comunque, a prescindere dalle ortiche, resta il fatto che vi siete persi e vi assale all’improvviso un’angoscia tale che sentirete l’impulso di vagare in cerca del sentiero, ma se lo farete correrete il rischio di perdervi ancora di più. Quindi, controllatevi, e orientandovi con le stelle proseguite verso nord. Se non sapete orientarvi con le stelle, pazienza, andate a naso, ma una volta scelta una direzione proseguite in linea retta.

Arriverete così in riva a uno stagno dove si specchiano le lucciole. Bellissimo, penserete, e l’angoscia provata per esservi persi si scioglierà in un dolce sospiro di meraviglia. Non rilassatevi troppo, però, perché qualcosa si sta manifestando: prima ci sarà uno strano movimento dell’aria che farà frusciare le fronde degli alberi, poi in mezzo allo stagno noterete una riverbero lattiginoso, e infine apparirà uno spettro. No, non spaventatevi! Non scappate proprio adesso che siete quasi arrivati alla fine, o tutto quello che avrete fatto, la strada che avrete percorso, sarà stato inutile: tanto valeva neanche cominciare, e accontentarsi di una sera come tante davanti alla tv.

Piuttosto, sbrigatevi a ficcare un braccio nell’acqua dello stagno, immergetelo fino al gomito e sondate il fondo basso e limaccioso in cerca del tappo. Una volta trovato, toglietelo con un colpo secco. L’acqua sarà risucchiata via in un vortice sempre più rapido. Quando sul fondo affiorerà una botola, voi non esitate: apritela e infilatevi nel cunicolo buio scavato nella terra umida. Le radici sporgenti cercheranno di graffiarvi la faccia e le mani e addirittura di lacerarvi i vestiti, ma voi non abbiate paura. Se striscerete come lombrichi e terrete duro potrete infine dare una capocciata a una seconda botola, maledirmi per non avervi avvertito prima, trovare la maniglia, girarla e uscire.

Se tutto è andato liscio e non ci sono stati intoppi, se avete seguito queste istruzioni pensate per voi e per godere al meglio di questa storia, potrete assistere a uno spettacolo rarissimo. Una volta usciti all’aperto e richiusa la botola, ripreso fiato e scrollati via dai capelli alcuni insettini rimasti impigliati, vi accorgerete di trovarvi nel luogo esatto da cui siete partiti: sotto la torre dell’orologio. Realizzerete che stanno suonando i rintocchi della mezzanotte e se guarderete nella giusta direzione scorgerete un’ombra familiare eppure sconosciuta che sfila sotto i portici, supera la cripta dei cavalieri erranti, volge un istante la testa indietro come accortasi del vostro sguardo e infine sparisce nel vicolo al cui imbocco c’è l’affresco che raffigura la fortuna.

 
 

Marco Milini, è nato e cresciuto a Venezia ma ora vive a Roma. Scrive da diversi anni ormai, nonostante abbia cercato di smettere diverse volte: è un vizio difficile da perdere. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in antologie, gli ultimi sono: “Treni, scheletri e frittelle” in Memoracconti2. Storie da ricordare, Edizioni Memori; “Radio UAU” in Venti Racconti. Antologia del premio letterario Mangiaparole 2011-2012, edizioni Progetto Cultura; “La ballerina” in Racconti nella Rete 2011, edizioni Nottetempo.

 
 

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