Gli anni, i luoghi, i pensieri

 
 
 

Nella chiara superficie e nell’oscurità indicibile prende corpo la poesia, come un lampo, un vuoto, una sospensione, un’interruzione.

“[…] È giusto che quest’immagine/ non abbia profondità, sfugge all’origine./ Nel destino irredento della figura/ la sua emozione, la sua vertigine”, Elogiogiorgio-mannacio-gli-annii-luoghi-i-pensieri della fotografia, vv. 5-8, p. 22.

“[…] se tutti non avessero/ un groppo in gola, un tremito nelle mani/ (uccidere o accarezzare?)”, Metropoli, 4., vv. 3-5, p. 45.

Abita nel tenace prepararsi alla morte che la natura insegna (“Così giorno per giorno/ si è già pronti alla resa”, Strategie contro il tempo breve, vv. 13-14, p. 17; “Coi temporali di mezz’agosto finì l’estate,/ rese netti e remoti i profili delle colline;/ scagliò dentro il suo cuore il pensiero insistente/ mai espresso, mal sopportato, che tutto passa”, Cartoline dal fronte, 1944., vv. 1-4, p. 31).

E nella silenziosa speranza che qualcosa rimanga, che ci sia un’immortalità. Foss’anche di quello “[…] spirito prestato alle cose/ da un’essenza lontana”, Ante rem, vv. 7-8, p. 21.

La poesia si muove tra la piccola contraddizione dell’essere al mondo, con i suoi limiti e inganni, e l’irraggiungibilità del tutto, fatto di pura coincidenza, in cui tutto si apre.

“Chi dà luce nel fuoco si consuma./ Qualcuno piange senza che un dolore/ lo ferisca davvero”, La casa del compleanno, vv. 1-3, p. 38.

“[…] Altri percorsi impongono/ la gioia e il dolore/ contorti, inesplicabili e, alla fine,/ arrivano alla meta, una finestra/ aperta all’avventura”, Vita e destino, vv. 7-11, p. 18.

Perché è impossibile scegliere tra proprietà e verità, tra chiusura e vastità, tra io e altrove, tra corpo e paesaggio, tra forma e traboccamento.

“Ad ogni nobile impulso frappone/ porte blindate, inespugnabili./ A cosa serve un caveau sicuro/ se non a convincere chi ti siede vicino/ che il furto è possibile?”, Metropoli, 9., vv. 1-5, p. 47.

“Fino all’ultimo istante ha sperato/ d’incontrare prima che giorno fosse/ un tentatore estremo della carne e dell’anima/ per misurarsi col proprio coraggio di verità”, Metropoli, 11., vv. 1-4, p. 47.

Fare poesia è muoversi tra il tempo e l’oltre.

“[…] L’andare oltre il confine/ non si cura del tempo che è misura/ di piccoli, sparuti movimenti/ dal tavolo alla finestra o meno ancora”, Il principio di realtà, vv. 6-9, p. 14.

Nell’infinitezza dell’universo come tra le pareti di una casa prende corpo la poesia, che sempre si dà come vertigine che non ha bisogno di luogo né di misura.

“[…] L’armonia delle sfere regala/ l’illusione di cosa sia/ o possa essere l’eternità. Non memoria né progetto,/ solo estatica confusione/ d’un punto inesteso in cui si rivela/ il suo indefinibile aspetto”, Solstizio d’inverno, vv. 4-11, p. 67.

“Rivede in un momento/ tutti quanti gli oggetti che ha lasciato;/ gli tolgono il respiro./ Dunque esistono/ veramente le cose/ così vicine e insieme irraggiungibili./ Non vuole più morire./ È ritornato./ Una fotografia sullo scaffale/ lo ributta nella vertigine,/ nella pietà di allora”, Dimore. La casa della maschera, vv. 1-9, p. 38.

 

Testo liberamente ispirato dalla lettura de Gli anni, i luoghi, i pensieri. (Poesie 2010-2013) di Giorgio Mannacio, stampato nel novembre 2015 per I Libri di Resine – Quaderni liguri di cultura, volume da cui sono tratte tutte le citazioni presenti.

 
 
 

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