Che figura!

 
 
 

Uscito nel maggio del 2016 per Quodlibet e realizzato in collaborazione con la libreria Ottimomassimo di Roma, Che figura! è un delizioso libro illustrato di Cecilia Campironi, che si potrebbe definire come il nipote sbarazzino (nipote per anagrafe, sbarazzino per atteggiamento) dell’indispensabile Manuale di retorica di Bice Mortara Garavelli.

Se è facile immaginare che il rigoroso Manuale venga compulsato quasi soltanto da chi, per curiosità o più facilmente per motivi professionali, abbia bisogno di acquisire maggior coscienza linguistica, Che figura! va in un certo senso nella direzione opposta, esaltando l’aspetto giocoso e inconsapevole del nostro rapporto con l’italiano.Che figura! COVER PIATTO

Si sa infatti, come ci ricorda l’aletta del libro, che ogni giorno “Tutti noi le usiamo [le figure retoriche, n.d.r.], in modo naturale e spesso senza rendercene conto”.

Dunque, se nella maggior parte dei casi le figure retoriche esistono autonomamente dalla nostra volontà, perché non pensarle come una serie di autentici personaggi?

E così avremo, per esempio, il signor Litote, che “A forza di far «no» con la testa […] soffre ormai da anni di torcicollo”, p. 8.

O monsieur Francesismo: “Se in una vetrina vede dei fazzoletti a pallini sentirete un gridolino di gioia: «I foulards a pois di questa boutique sono molto chic!»”, p. 12.

Baby Neologismo “è appena venuto al mondo perché, stanchi di sentirci dire che non esistono più le mezze stagioni, abbiamo pensato bene di inventarne una tutta nostra: l’Invertunno”, p. 30.

E mago Ossimoro? “Si rinfresca con il fuoco e si scalda con il ghiaccio e ama affrettarsi lentamente: «Correte piano!» dice infatti ai suoi figli, «e se cadete urlate in silenzio che mamma dorme»”, p. 32.

Ecco Mimì Reduplicazione: “Si fa in quattro quando è al lavoro, o dovremmo dire in otto?”, p. 38.

                 mago Ossimoro

Ci sono anche due gemelle, Nadia Sineddoche e Diana Metonimia: “Entrambe si divertono a giocare con le parole che tra loro hanno un legame di parentela ma, essendo tutte e due molto simili, è davvero difficile distinguerle quando le senti parlare. «Prendo la mia due ruote» dice Nadia, e va a fare un giro in moto. «Tu sì che hai fegato sorella!» Risponde Diana, che di coraggio non ne ha mai avuto tanto”, p. 52.

Citiamo infine Sissi Ellissi, “una figura molto timida, (non) vedendola si può capire che le piace passare inosservata”, p. 60.

Ciascuno di questi personaggi è presentato a doppia pagina: nel verso con la descrizione testuale e nel recto con una bellissima tavola eseguita dalla stessa Campironi, illustratrice di professione.

Sia i testi che i disegni, col loro tono tra il fiabesco e il surreale, provocano almeno due domande: Che figura! è un libro per bambini o per adulti? E va letto per divertirsi o per imparare?

E se invece si abbandonassero queste due dicotomie e si pensasse che la lingua, a prescindere dalla raffinatezza con cui è possibile studiarla e utilizzarla, sappia produrre stupore oltre che significati?

Allora Che figura! è un volume adatto a lettori di ogni età e grado di confidenza con la lingua; a patto che si credano veri, dal primo all’ultimo, tutti i suoi personaggi.

 
 
 

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