Mamme, figli

 
 
 

La letteratura? Una mamma, certo, però una mamma coraggiosa, la quale anziché tenere stretti al seno i propri figli dice loro andate e li proietta lontano, nel pieno del mondo. Una mamma che dà lezioni non di possesso ma di autonomia. Benissimo!

Benissimo? Insomma: così i suoi figli resteranno viziati, presi tra il pieno del mondo e (qualora li assalisse un ripensamento) il pieno della figura materna; perché una mamma, si sa, è sempre prontanew doc 18 a riaccogliere i propri figli.

Invece la letteratura dovrebbe insegnare il vuoto del mondo. E per insegnare il vuoto del mondo dovrebbe insegnare ciò che di definitivo e irrecuperabile esiste in qualunque relazione.

Ogni libro dovrebbe piuttosto essere un figlio, che si ama senza capire; che un giorno, pur dopo tanto amore, si vedrà andare via per sempre.

Amare la mamma significa adagiarsi nel pieno del mondo; amare un figlio significa accettarne il vuoto.

 
 

(Liberamente ispirato ad Alberto Manguel, La città delle parole, Archinto, Milano, 2016)

 
 

Illustrazione originale di G. C. Cuevas.

 
 
 

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