L’aforisma

 
 
 

Che l’aforisma non sia un riparo davanti al limite del dire e alla vastità del dicibile, ma un’apertura, un abbandono alla misura dell’esistenza umana.

suprematismLe cose non si possono spiegare, tutta la materia resiste davanti alla brevità e alla lunghezza dei discorsi.

Che i dialoghi siano quindi un andare insieme incontro al loro limite, come il fiume entra nel mare.

Allora, dopo, non asserire più, smettere di fare domande, di alludere, di dialogare, di criticare; lasciare la brevità e la lunghezza, il canto e l’interpretazione, per cercare un altro modo sconosciuto per raggiungere l’irraggiungibile, un nuovo modo che sarà soltanto un modo, uguale agli altri.

Anche il silenzio è solo un modo.

Allora, che i racconti siano soltanto movimenti, ritmi, le immagini lampi luminosi, strappi, tuoni.

Che le critiche siano racconti di altre possibilità, le contraddizioni mutamenti corporali.

Raccontare o fabbricare immagini o confutare o contraddirsi, mentre l’irraggiungibile non ha forme né modi né corpi.

Sempre come un gesto non visto, senza segni né significati.

 
 

L’immagine proviene da qui.

 
 
 

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