Loto giapponese

 
 
 

di Danilo Soscia

 
 
 
 

A novembre vidi scendere una scimmia dalla cima di un loto giapponese.

Mi venne incontro e mi porse una banconota da dieci. La presi, la piegai in otto parti e la ingoiai.

kakiCondussi la bestia da mia moglie e le dissi, Dalle qualcosa da mangiare.

Mia moglie la osservava in silenzio, puntava gli occhi sull’animale, mentre questo celava il viso dietro le zampe, e diceva piano, Non mi guardare.

Tornammo tutti e tre al loto giapponese, e io lo indicai alla scimmia. Le domandai, È questa casa tua? E la scimmia annuì.

Io e mia moglie ci intrattenemmo sdraiati in terra a vezzeggiarla. Mia moglie cantò una canzone triste, di quando ancora non era sposata.

La canzone raccontava di una madre che aveva perso il figlio neonato. Piangeva la donna sulla sepoltura del piccolo, ma al calare del sole lo vedeva risorgere cosparso di luce, levato in alto sui tetti di mille case. Diceva così la canzone.

La scimmia si addormentò, e l’avvolgemmo in un telo di spugna pulito, come fosse una bambina.

La banconota da dieci ripiegata in otto mi tornò in gola. La cavai dalla bocca e mi concentrai su di essa. Era una banconota nuova, e sul retro teneva impresso un paesaggio. Sapevo di essere stato in quel posto, ma era trascorso troppo tempo per ricordarne il nome e la ragione.

Prima che la sera ci avesse coperto di buio, la scimmia era morta.

Scavai una buca profonda un metro e lì la calammo, coperta dalle foglie rosse del loto giapponese.

Cantammo di nuovo la canzone triste della madre che aveva perso il suo figlioletto, e che poi lo aveva visto volare in cielo sui tetti delle case, ma la scimmia rimase sotto terra, e dalla cima del loto giapponese non si mosse una più nemmeno una foglia.

A casa osservai ancora la banconota che la bestia mi aveva consegnato, e alla fine ricordai quale fosse il posto di cui avevo dimenticato.

Allora nel letto cercai il fianco di mia moglie, ma non lo trovai. Spalancai il naso per sentirne l’odore, ma non lo trovai. Con la banconota dispiegata sugli occhi, mi misi a piangere e cantare.

Dio benedetto, ridammi il figlio che hai preso
Per poco tempo l’ho avuto
Per poco tempo ha succhiato da me
Dio benedetto, me lo hai dato e lo hai preso
Sotto la terra lo hai messo
Questo figlio bello che un giorno sarebbe andato
Sulle sue gambe di uomo
Dio benedetto, lo vedo brillare come fosse un pianeta
Come fosse una casa di notte
Per poco tempo l’ho avuto ma ora che è sera
Lo vedo brillare
Sopra i tetti guardare la mamma
Controvento lanciare fiori
Questo figlio bello che è morto.

 
 

Danilo Soscia è nato a Formia nel 1979. Scrittore, giornalista, studioso di letteratura di viaggio e di Asia Orientale, vive e lavora a Pisa. Ha esordito nella narrativa nel 2008 col sorprendente Condòmino. Storie per 36 interni (Manni) e ha curato In Cina. Il Grand Tour degli italiani verso il Centro del Mondo 1904-1999 (Ets). Due brani del romanzo inedito Il vangelo secondo la scimmia. Viaggio intorno al mondo sono usciti su Atelier (n° 71, a. XVIII, settembre 2013). Il brano qui presentato, così come La museruola, J. F. è l’assassino, Dialogo con un morto in una vasca da bagno, Vita di Bao Bao allo zoo di Berlino e Fenicotteri, fa parte del lavoro inedito Atlante delle meraviglie. Vita di Bao Bao allo zoo di Berlino e altre storie. Questo blog ha inoltre ospitato cinque estratti de I topi. Biblia pauperum, anch’esso inedito; in ordine di apparizione, Il maiale, L’uomo nero, La sepoltura dei morti, Il macello di Circe ed Edipo e la moneta.

 
 

L’immagine proviene da qui.

 
 
 

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