Due racconti

 
 
 
di Davide Predosin
 
 
 
 
CAPTATIO BENEVOLENTIAE

Per arginare la diffusa tendenza ad annoverarmi tra i recidivi antipatici, mi sono fatto legare in cima ad un lampione. Da qui mi sforzo di sorridere come fosse per poco: guarda un po’ che mi toccacaptatio-benevolentiae-squadernauti sopportare, sembro dire alzando le sopracciglia come un mimo. In questo modo, pensavo, non posso che attirarmi la benevolenza di quanti fino a ieri non perdevano occasione di sconsigliare la mia compagnia.

Ai piedi del lampione, tra le chincaglierie esposte, ho piantato un cartello in cui invito i passanti a prendere cose di loro gradimento.

Purtroppo, prima o poi, pompieri chiamati da chi, nonostante i miei sforzi, continua a non trovarmi affatto generoso, e tende a boicottare a sfregio la mia ingegnosa captatio benevolentiae, purtroppo, prima o poi, mi fanno scendere.

Per questo cambio spesso lampione e quartiere, riscuotendo un successo circostanziato senza riuscire a recuperare alcun detrattore. Al massimo aumentando la schiera di chi, vedendomi così legato, non può che parlare di me come di uno molto bravo a far viso da mimo a cattivo gioco.

 
 
 

DIETRO LA TENDA

Mi sono nascosto dietro la tenda. Quella grossa, scura, quella in soggiorno che tanto tu stai sempre di spalle, quante volte ti ho detto sposta la scrivania davanti alla finestra che vedi meglio; ti rovini la vista, così. Ecco che per la prima volta, il fatto che tu non abbia seguito i miei consigli – dicevi sempre che dietro-la-tenda-squadernautinon erano altruisti… chissà perché pensavi li dessi, io, i consigli – per la prima volta, il non averne seguito uno, di consiglio, mi permette di mantenere la posizione, favorendo l’inesorabile quatto quatto avvicinamento alle tue spalle.

Assediato da innumerevoli zanzare, cerco di essere il più silenzioso possibile, anche se ogni tanto, qualcuna, col palmo della mano aperto, sui nudi polpacci, la schiaccio.

Sì, porto i pinocchietti jeans che non sopportavi, quelli con cui mi sono sempre sentito un pascià. E se tu, per ascoltare l’audio-corso di tedesco, non indossassi le cuffie, e non stessi ripetendo a voce alta la coniugazione del verbo lieben, l’unica coniugazione che ti abbia messa in difficoltà – ironica, la cosa, visto che sono un crucco maledetto – già avresti percepito la mia titubante presenza alle tue spalle.

Non oso sfiorarti né palesarmi in alcun modo e, ancora una volta, prima che tu abbia smesso di coniugare, tornerò in silenzio dietro la tenda.

 
 
 

Davide Predosin è nato a Venezia il 26 gennaio 1978, attualmente lavora a Roma, dove si è trasferito, gli sembra di ricordare, nel 2004. Ha pubblicato per Gorilla Sapiens nel 2014 Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto e, assieme a Carlo Sperduti, il romanzo epistolare Lo sturangoscia. Suoi racconti compaiono in diverse raccolte sempre edite per Gorilla Sapiens. Al momento raccoglie parte dei suoi scritti nel blog croodismi.wordpress.com/.

 
 

Illustrazioni originali di Francesca Morini.

 
 
 

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