Le galline pensierose

 
 

a F. G.

 

Ripubblicato nel 2014 da Quodlibet, Le galline pensierose è un delizioso libro di Luigi Malerba, costituito dalle centoquarantasei microstorie presenti nell’edizione Mondadori del 1994, alle quali qui si aggiungono nove inediti composti nel 2008.

cover Le galline pensieroseQuesta originalissima raccolta si nutre di umorismo e di metafora e si presenta al lettore come un divertente saggio narrativo sul limite umano, fronteggiato attraverso toni surreali e vividissime descrizioni piene di concretezza.

Protagoniste dei brevissimi episodi sono le galline, che cercano strenuamente di lottare contro la propria condizione nel tentativo di superarla, cambiarla, migliorarla e negarla, ma che finiscono per essere e rimanere sempre e solo delle galline, stupide e commoventi.

Sono animali che tentano instancabilmente di ridurre alle proprie misure e modi la realtà e l’universo imprendibili, perché fatti di continui e incomprensibili oltre.

“Quando vennero a sapere che la terra è rotonda come una palla e gira velocissima nello spazio, le galline incominciarono a preoccuparsi e furono prese da forti capogiri. Andavano per i prati barcollando come se fossero ubriache e si tenevano in piedi reggendosi l’una all’altra. La più furba propose di andare a cercare un posto più tranquillo e possibilmente quadrato”, p. 7.

L’aspetto tragico e divertente è che l’azione dei viventi pare proprio non essere altro che questo, una riduzione delle possibilità e della vastità del mondo così tanto desiderate, una esclusione di quell’indefinibile altrove verso cui ciascuno si sente spinto.

Per provare a colmare quel vuoto che le separa dall’ignoto, le galline si chiudono nei preconcetti o si aprono alla più fervida immaginazione, in ogni caso si rintanano ogni volta nelle proprie esilaranti invenzioni.

“Una gallina ignorante aveva sentito parlare del latino e credeva che fosse una cosa da mangiare, un nuovo mangime. Ne parlò con le compagne che manifestarono un certo scetticismo. Una gallina che si credeva più furba delle altre disse: «Cretine, il latino non è un mangime, ma una bestia da cortile» e poi aggiunse con aria molto saputa: «Assomiglia al porco ma è ancora più cattivo»”, p. 21.

Ma come sopportare la possibilità, la libertà di altre invenzioni, ognuna diversa dall’altra, ognuna che non coincide mai del tutto con l’altra?

Bisogna quindi cercare di gareggiare, di distinguersi, di non cedere all’appartenenza, di essere cioè diversi oppure è necessario provare a essere uguali, coincidere, confondersi con gli altri?

“Una gallina un po’ svagata diceva di sentire un gran vuoto dentro la testa, proprio nella parte dove di solito si trova il cervello. «Ho paura di non avercelo il cervello», diceva la povera gallina piangendo, «se lo avessi me lo sentirei». Ma le altre galline la rassicurarono dicendo che non se lo sentivano nemmeno loro”, p. 72.

E se ci sono amori tra i viventi, essi sono in fondo privi di corrispondenza, irrisolti, fondati su un equivoco, sull’innamoramento.

“Una gallina sventata che si era allontanata dal pollaio si trovò a tu per tu con un fagiano. Se ne innamorò pazzamente, ma fu un amore infelice perché il fagiano era miope e aveva scambiato la gallina per un coniglio. Sarebbe stato un amore infelice anche se il fagiano si fosse accorto che era una gallina”, p. 14.

Chi prova a sfidare il limite non può che esagerare e tentare un bluff.

“Un gallina incendiaria andava in giro con un fiammifero nel becco. «Potrei bruciare tutto», diceva, «e invece non brucio niente perché sono una gallina civile». Messa alle strette dalle altre galline confessò che non incendiava niente perché non era capace di accendere il fiammifero”, p. 15.

Così, questo è il caotico avvicendarsi della quotidianità incontrollabile:

“Una gallina andò a mettere per sbaglio una zampa nella trappola per i topi. Il topo cadde nel rivolo della concimaia e rischiò di morire affogato. Il maiale mangiò una penna di gallina e tossì fino al tramonto. Il bue si ruppe un corno contro il pilastro della tettoia. Il gatto si bruciò i baffi davanti al camino acceso. Il cane entrò nel pollaio e mangiò tutte le uova. Verso sera piovve così forte che si allagò il pollaio. Che giornata!”, p. 23.

E, alla fine, rimane soltanto la realtà.

“Una gallina ingorda mangiò troppi sassolini e si appesantì lo stomaco. Durante la notte sognò di essere una gallina. Rimase talmente turbata da questo sogno che la mattina dopo prese la strada del bosco e da allora nessuno ebbe più notizia di lei”, p. 38.

 
 
 

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