Introduzione al mondo

 
 
 

Come raccontare la molteplicità e la contraddizione di modi e toni del mondo, tra favola e prosa morale?

La realtà del mondo è la violenza.

“Cosa c’è di più reale della violenza? Ti ricorda di essere al mondo, che gli oggetti e le persone sono ostili”, Frammenti di forestiero. I. Piccola autobiografia, p. 31.

Copertina Introduzione al mondoLa violenza raggiunge ogni essere vivente, anche il più puro.

“La coniglietta di Allegra è ammalata. Un topolino le ha attaccato la tigna. […] Si raspa affranta. Allegra, per darle sollievo, la strofina sul davanzale o le stropiccia il musetto con la scopa. Il topolino non si gratta, porta in dono beghe al terrazzo […]. Deve essere catturato. […] Al topolino viene spappolata la testa con la ramazza. Allegra è in disaccordo. Si poteva buttare il topolino nell’immondizia, così sarebbe finito nella discarica. Nella discarica sarebbe stato felice”, Il topolino Chubby, p. 101.

La possibilità del male è sempre in agguato, potrebbe provenire da chiunque.

“C’era una volta un commerciante. Insinuò che andassi in giro con un coltello. Ero solo un bambino. Non sapevo neppure tagliare il pane”, Frammenti di forestiero. II. Aneddoto 1, p. 32.

Fa paura la possibilità del male.

Allora è necessario inventare un luogo in cui il male non entra, un luogo intatto, non contaminato, fuori dalla realtà, in cui tutto è noi.

“Ha il vizio di sfruttare l’altro, lo inghiotte: «Non è male», dice, mentre si lamenta che è pieno d’altro. Più vede l’altro e più si sente noi”, Popoli e altri animali. I. Il noi, p. 27.

Coprire il male, negarlo: con lo stordimento della continua presenza, dei suoni, dei rumori, dell’incessante vocìo. Essere sempre allegri, con la conseguente assuefazione a un sentire unico, a un essere sempre uguale e immobile, a un noi che tutto ingurgita e nega la possibilità dell’altro.

“In piazza un uomo gioca da solo a conversazione. Recita le due parti necessarie al dialogo. Finge di salutare. «Come sta?», chiede. Si spoglia e riveste. Gira la testa e strizza l’occhio. «Bene», risponde”, Conversazione 3, p. 68.

In altri termini, tutto si fa oggetto.

“Gli altoparlanti sono dappertutto. C’è qualcosa che nessuno sa. Gli altoparlanti urlano: «Allegria». Un oggetto può essere fondamento della civiltà. Per un tale, la cultura e la scienza si basavano sul collutorio. La nostra città si fonda sull’altoparlante”, Piccolo saggio sugli altoparlanti. I. Utilità, p. 43.

Fino a che le costruzioni (le rimozioni) si fanno sempre più grottesche, più surreali.

“Non hanno specificato quale ricorrenza religiosa o civile si celebri. Paramenti non mancano. Gli ospiti sono ben vestiti. […] Per abbondare, hanno aggiunto una vecchia paralizzata su una sedia a rotelle. Con occhiali da sole e un piattino di tiramisù, non si muove”, Festa dell’ultimo giorno, p. 82.

Allora, la negazione del male è negazione della stessa vita, è non sentire più.

“«Lei soffre di eccesso d’anima. Non si preoccupi. Possiamo eliminare i sintomi e bloccare la malattia. Le prescrivo un farmaco che le permetterà di trascorrere una vita normale, senza controindicazioni.» […] Le parole del medico lo rasserenano. Prende una pastiglia, non sente più nulla. Non sentire più nulla, questa è l’Introduzione al mondo”, Il cittadino Leo. VI. Introduzione al mondo, corsivi nel testo, p. 39.

Il fatto è che è impossibile pensare al mondo in termini di parti e separazioni, di pesi.

Come nella nave c’è una zona visibile (opera morta) e una invisibile (opera viva), anche nell’esistenza umana bisogna cogliere l’irripetibile tutto del vivente, preso nel movimento, nell’assenza di certezze.

“La barca deve essere buttata a riva, o naufragare, per essere ammirata interamente. Chi vuole mirare lo scafo nella sua verità deve scorgere naufragi. Chi vuole mirare l’uomo nella sua verità deve soccorrere naufraghi”, Opera viva, p. 20.

Priva di appartenenze è la vita.

Forse solo così è possibile che ogni cosa perda la funzione in cui era costretta, che l’invenzione sia vivifica.

“Qualcuno può svegliarsi la mattina di Natale bloccato in casa, confidando del gatto delle nevi. Qui, però, c’è un gatto stravagante. […] Non affranca, ma riempie di candore i sentieri, di bianco sceso dal cielo. […] Questo gatto serra ciascuno nella casa destinata”, Gatto delle nevi, p. 113.

Fermare per un momento il tramestìo del mondo, placare i rumori, lasciare ciascuno solo e sospeso, accerchiato dal bianco.

 

(Citazioni tratte da Idolo Hoxhvogli, Introduzione al mondo, Orientexpress, Napoli, 2015)

 
 
 

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