Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secolo

 
 
 

Il volume, pubblicato nel luglio 2015 dalle Edizioni Arcoiris, raccoglie nove dei dodici racconti che costituiscono R.I.P. Antologia del cuento del terror hispanoamericano del siglo XIX, nella traduzione di Alessio Mirarchi, Dajana Morelli e Marcella Solinas.

Racconti ispanoamericani del terrore del XIX secoloIl rospo di Leopoldo Lugones, il primo testo della raccolta, vede protagonista un “vendicativo animale” (p. 11), portatore di un’incredibile sciagura. Ecco come appare agli occhi del lettore: “[…] il rospo iniziò a gonfiarsi gradualmente, ingrandendosi sempre più, in modo prodigioso, fino a triplicare il suo volume. Rimase così per un minuto, durante il quale la povera donna sentì passare nel cuore tutte le angosce della morte.”, p. 12. La distanza tra il comune comportamento dell’animale e il significato che dall’esterno si attribuisce a esso acuisce il senso di sospensione e attesa.

Ne L’ombra nera di Casimiro del Collado, “un uomo tutto vestito di nero, una persona molto alta, con un cappello e una maschera dello stesso colore, e due aperture da cui si intravedevano un paio d’occhi splendenti come quelli di un gatto” (p. 17) segue Don Enrique, mentre costui è impegnato nella vana impresa di vincere una scommessa fatta con gli amici.

Nelle pagine seguenti, Rubén Dario firma uno dei racconti più ricchi di tensione dell’antologia, Thanathopia, l’incalzante confessione di James Leen, figlio di uno stimato uomo di scienza studioso dell’ipnotismo: “«Lì imparai a essere triste. Fisicamente ero il ritratto di mia madre, a quanto mi dicevano, e suppongo fosse proprio questo il motivo per cui il dottore cercava di guardarmi il meno possibile […]»”, corsivi nel testo, p. 33.

Parla di sé anche il protagonista de La confessione di Pelino Viera di William Henry Hudson. Affascinato da Rosaura, Pelino nutre per la donna sentimenti contrastanti: “La verità è che io amavo Rosaura, ma mi risultava intollerabile l’idea di unirmi a lei.”, p. 48. Quando l’uomo scoprirà gli strani poteri della donna su di lui sarà ormai troppo tardi.

Un’epistola è poi il bellissimo racconto Il cane interiore (lettera confidenziale di un uomo di scienza) scritto da Carlos Octavio Bunge. Uno scienziato racconta della doppia natura del proprio assistente, Guillermo Grunbein, giovane facile alla collera, da cui gli sarà impossibile separarsi: “Come avevo tanto temuto, il cane interiore si affacciò nel suo sguardo, nel suo sorriso, nella sua espressione, nella sua voce. Alla tremolante luce di una lampada opaca, quell’uomo sembrava una bestia, con i capelli ritti e lo sguardo fosforescente.”, pp. 80-81.

In Tristán Cataletto di Julio Calcaño una figura demoniaca miete vittime in una sventurata città: “[…] va detto che Ubaldo Cataletto non era molto tranquillo […]. Avranno detto la verità quei due bricconi? Suo padre non era morto? Era suo padre la causa della sfortuna che pesava su tante famiglie? Lo aspettava una qualche catastrofe a casa sua?”, p. 99.

Di fronte alla giuria, scritto da Alejandro Cuevas, è un’altra testimonianza di un atto inspiegabile, di un crimine che non pare avere motivi: “È stato un buon capo per me, lo stimavo e gli volevo bene e…, per quanto ciò possa sembrare un controsenso o una macabra buffonata, dico che la sua morte è da me pianta e sentita con la più profonda sincerità… Perché l’ho ucciso?”, pp. 108-109.

Il mistero innerva finanche le pagine di Gaspar Blondín, racconto di Juan Montalvo. Un uomo sinistro, un viandante dalle sembianze tenebrose, trova rifugio in una locanda. Su di lui ricadono indicibili sospetti: “Era stato visto la sera precedente mentre si aggirava nei dintorni della casa, dove entrò senza uno scopo preciso e, dato che la bambina giocava nel cortile, l’accarezzò e, rivolgendosi al padre, disse: «Una bella bambina, una bella bambina, mio caro Cornifiche, per caso la vende?». I cani gli si lanciarono contro, e lui scomparve lungo la scarpata.”, p. 118.

Chiude il libro il brevissimo Una visita infernale di Juana Manuela Gorriti. Una novella sposa, mentre si prepara ad affrontare la prima notte di nozze, avverte una presenza estranea nella stanza: “All’improvviso, nella camera da letto si sentono dei passi. La sposa crede sia il marito e si alza sorridente per andargli incontro; ma giunta alla porta si ferma ed emette un grido.”, pp. 121-122.

Ciò che accomuna questi nove testi è il racconto dell’irruzione dell’ignoto nella vita umana: incomprensibile e incontrollabile appare la trasformazione implacabile a cui l’uomo obbedisce, come si legge ne Il cane interiore; insostenibili sono la grandezza e la vastità con la loro vaghezza; l’animalità nasconde aspetti mostruosi; i sentimenti sono ambigui e incerti. Non esiste una normalità, tutto è preda dell’accidente, dell’improvviso, e, come mostrano, ad esempio, il ranocchio o la figura di Rosaura, non esiste innocenza, il vivente non è mai innocuo, intatto.

In queste pagine, il terrore si incarna nel sogno, nella suggestione, nella visione e nello straniamento, esperienze che amplificano la percezione della realtà e che di essa però — questo ricordano i racconti al lettore — sono parte. Il terrore, in altri termini, mostra l’angoscia del vuoto dell’imprendibile, dell’enorme e dell’informe che sovrastano la piccola esistenza degli uomini, dell’oscurità che sempre incombe e rende irraggiungibile e non governabile il reale.

 
 
 

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