Nel buio

 
 
 

Da qualche anno organizzo e tengo laboratori di scrittura creativa.

Trovo sempre almeno un allievo stupefatto, se non offeso, quando dico che scrivere è anzitutto un esercizio di libertà. Che, tolte quelle grammaticali e quelle sintattiche, non esistono regole ma solo suggerimenti, da dare a chi scrive.

A questo punto mi si comincia a guardare in modo diverso. Qualcuno si distrae; il più audace mi fa una domanda provocatoria; c’è stato persino chi, era una signora anziana con la faccia simpaticissima, mi ha praticamente implorato: ma noi siamo qui per imparare!

Il bisogno di saper scrivere bene. Il bisogno di detenere un potere. Di avere un vantaggio sugli altri. Di arrivare, almeno in un piccolissimo àmbito, per primi.new doc 4

Ma la scrittura allontana da ogni ipotesi di supremazia, di vittoria: perché non è un percorso in linea retta, bensì un salto nel buio. E nel buio sono annullate le distanze. Tutto, nel buio, è assolutamente qui e, nel contempo, assolutamente altrove.

Allora, se io non avessi quasi la certezza che l’attimo dopo l’aula si solleverebbe e i miei allievi pretenderebbero indietro la somma versata; se io fossi più sincero di quello che sono, direi: scrivere è saper avanzare nel buio. Potrete dire di saper scrivere una storia quando saprete camminare nelle tenebre per un periodo di tempo pari a quello della stesura della storia stessa.

Ma saper camminare nelle tenebre non significa certo saper schivare gli ostacoli o aggirare i fossi. Significa proprio il contrario: prendere tutti i colpi disseminati lungo la via.

Il vero scrittore non conosce il buio meglio degli altri, oh no. Il vero scrittore, qualunque sia l’intensità o la durata del buio, non accende mai la luce. Non si protegge dai colpi. E chi non si protegge, inevitabilmente, si mostra. Ma pure si consuma.

Perciò diciamolo: i pochissimi veri scrittori sono coloro che, colpo dopo colpo, si sacrificano per noi.

Occupano il buio al posto nostro.

 
 
 

Illustrazione originale di G. C. Cuevas.

 
 
 

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