Dei segni

 
 
di Angelo Calvisi
 
 
 
 
i: la storia della lingua

Dice e fa questo suo racconto e
muove strana la bocca e fa gesti
con le mani e dice e fa mentre
racconta quanto ha detto e fatto
facendo mimica e ancora poi sorridere
e fa l’incredula a sua volta
che racconta questo suo racconto
che è racconto strano non felice
né infelice ma dice e fa sempre
con la bocca e con la lingua che schiocca
e con le mani lei se l’accompagna
e poi quasi da ultimo dice e non dice e fa
misteri e fa e dice qualcosa come inciso
e poi riprende e poi lo fa e poi
lo dice ancora e non lo dice infine.
 
 
 
 
ii: metodobacon_figure-mirror

Prendo a prestito un io con le sue cose,
lo separo da tutto, me lo cavo
fuori e quindi creo contenitori
a griglia, traccio schemi e freccette,
faccio insiemi, e lascio che si montino
a piacere. Ma me li tengo stagni,
estranei fra di loro, estranei a me.
Dopo, con metodo, li traggo accasacciati
e li sistemo in una gabbia unica,
una voliera silenziosa e colma
che mescolo, bollisco, vaporizzo
prima di liberare in parsimonia
quell’altro io che spunta dal fondillo
della conca, che nasce e mi si approssima
con l’andatura nuova, col suo segno:
e mi smarrisco nel segno medesimo.
 
 
 
 
iii: descrizione della mia morte

io vedo molto
sotto la scorza scavata che molto
in alto mi conduce e porta al sole
che di dio è il luminoso esempio
e quindi là io vedo il vasto sfondo
le scritture e i tanti graffi più nascosti
alcuni buoni altri meno buoni
vedo i segni delle bandiere nere
delle bandiere bianche la mano
sul cuore che passa l’inno di mameli
e questo istinto omicida dell’appartenenza
nei simboli ma nessun segno
che se ne sta zitto e mosca perché
dicono i segni delle cose
nel loro lungo tragitto e nel mio vago
viaggio verso il nucleo cedo proprio
lo sguardo a pozzi fondi e cupi
che repentini inabissano me
che bene ti miro me nel tanto
boato di significati e immagini
che per un attimo schiara quasi tutto
ma dopo non vedo più la morte
dei segni e poi non vedo che oltre si apre
il vasto mare dei segni neutrali
 
 
 

Angelo Calvisi, nato a Genova nel 1967, divide i suoi interessi tra la scrittura e la recitazione. Il suo ultimo romanzo, Un mucchio di giorni così, è uscito per l’editore Quarup nel 2012. Per i pennelli di Roberto Lauciello ha firmato il soggetto e la sceneggiatura del graphic novel Sulla cattiva strada, ispirato alla vita di don Gallo, uscito per Round Robin nel maggio del 2014. Su questo blog ha pubblicato quattro racconti inediti (vedi qui, qui, qui e qui) e un dittico poetico (qui). Nel corso del tempo, in qualità di attore, ha collaborato con registi come Fiammetta Bellone, Gianluca Valentini, Paolo Dotti e Paolo Pisoni. Di questi lavori sono reperibili in rete inquietanti tracce. Vive e lavora a Bonn.
 
 
 

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