Respiro

 

a Elisa Ruotolo

 
 

Pretendere di terminare un romanzo, un racconto, quando proprio non viene, non è diverso dal pretendere di trascinare una relazione che con tutta evidenza non funziona più.

Si potrebbe obiettare: le relazioni che non funzionano più, magari le si può raddrizzare.

Magari sì. Ma non si tratterà più di amore. Si tratterà di ostinazione, di paura dell’abbandono, della solitudine, del vuoto.

Anche di un romanzo o di un racconto che non viene si può arrivare alla fine: con la pazienza, con la fatica, col mestiere. Ma non si tratterà più di un’opera scaturita dalla necessità. Si tratterà, anche qui, di ostinazione. Di bisogno di far bella figura. Di terrore di essere dimenticati.Squad9

Se solo si accettasse il fatto che, appunto, tutto si dimentica (è solo questione di tempo) si lascerebbero andare le persone, le cose. Si cancellerebbero le pagine di quel romanzo o racconto che non viene.

D’altronde è impossibile trattenere se non pochissimo, è impossibile fare bene se non pochissime cose (forse solo una). Il mondo non può essere stipato di tentativi, ha bisogno di spazio per respirare, e se non respira lui non respiriamo noi; e se non respiriamo noi, non ci saranno più relazioni amorose, non ci saranno più opere necessarie.

 
 

Illustrazione originale di G. C. Cuevas.

 

 
 
 

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One comment

  1. Chissà se sia meglio ogni volta essere onesto e affondare con qualche risalita che poi ripete ancora l’affondo ( dicono che questa sia vita ), oppure salvare capra e cavoli e la reputazione, galleggiare ( pare che sia ipocrisia ) . Oggi è più facile rompere subito e credere di essere continuamente innamorati e prender sempre nuove strade, anche nella scrittura. Limare un rapporto fino a che si riduca ad affetto o peggio, necessita molto lavoro e compromessi, magari non si è vissuto ma è vita anche questa. Anche se la scrittura deve essere necessaria, poi leggendo, a parte qualche eccezione, tutto si riduce a una singola opera buona o a una manciata di poesie. Nella scrittura l’importante è che qualche critico, deificato da una sua storica antologia poetica, davanti a un’opera omnia dell’ennesimo poeta che ” ha fatto il Novecento ” , dopo il suo ottimo libro di esordio, non giustifichi la restante opera (abbastanza noiosa , salvo qualche eccezione ), come lo sviluppo dell’endecasillabo verso un ritmo prosastico dovuto alla scoperta della colloquilatà, della realtà umile e dell’impegno civile ecc, per non ammettere che in fondo è stato un suo amico di percorso e cheper forza di cose è stato un grande poeta.

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