Panorama

 

Saremo come lettori, immersi in una lettura continua, senza scosse o sorprese, inganni o meraviglie, senza emozioni – l’attenzione presa dalla visione.”

(da Cesare Viviani, Il mondo non è uno spettacolo. Riflessioni di etica e di poetica)

 
 
 

Anzitutto, in breve, la trama. Panorama di Tommaso Pincio, romanzo uscito nel maggio del 2015 per NN editore, narra la storia di Ottavio Tondi, che da lettore di dattiloscritti per una casa editrice assurgerà, attraverso una catena di scherzi, fraintendimenti e casualità, a personaggio di culto, al punto che la sua mera azione di leggere si trasformerà in una serie di performance che richiameranno ovunque un nutrito pubblico.

Una storia d’amore conclusasi bizzarramente, così come bizzarramente era nata e si era consumata, allontanerà Tondi dalla lettura e, tramite l’oscuro poeta Mario Esquilino, lo avvicinerà a Panorama, un social network governato da un voyerismo ancor più spietato rispetto a ciò che si riscontra in quelli oggi esistenti. Lì, in un beffardo corto circuito tra vita e letteratura, egli conoscerà la giovane Ligeia Tissot (Ligeia è il titolo un racconto di Edgar Allan Poe, e la ragazza si rivelerà lettrice onnivora), se ne innamorerà e, pur senza mai incontrarla di persona, intratterrà con lei quattro anni di fitta e intima corrispondenza proprio su Panorama.NN_cover_Pincio

Il sorprendente finale vedrà contrapporsi, e in un certo senso dissolversi, le figure di Tondi e di Esquilino, che si erano già incontrati anni addietro, quando il lettore aveva respinto un’opera inedita del poeta.

Il romanzo di Pincio è, intanto, un atto d’amore nei confronti della letteratura e della lettura: abbondano i riferimenti a opere e autori, nonché le citazioni affettuose di scrittori e critici contemporanei, sia esplicite (nel ruolo di se stessi compaiono Teresa Ciabatti, Antonio Gnoli, Andrea Cortellessa, Giuseppe Genna, Paolo Del Colle, Francesco Pecoraro) che ambigue: la fama di Tondi inizierà dalla lettura di Vergine, un dattiloscritto di tale Gloria Stupenda che diventerà “il più grande caso letterario dai tempi del Gattopardo” (p. 40) grazie anche al fatto che la vera identità dell’autrice rimarrà ignota; viene facile pensare al caso di Elena Ferrante.

Panorama, poi, riflette sul meccanismo editoriale odierno, nel quale l’attenzione alla qualità delle opere viene sopraffatta dalla vanità, dalla ricerca spasmodica di entrature e posizioni di potere, dalla smania di costruirsi una carriera peraltro mai bastevole: “Gli aspiranti scrittori volevano diventare scrittori, gli scrittori volevano diventare scrittori di successo, gli scrittori di successo volevano diventare scrittori apprezzati dalla critica. All’interno delle case editrici, le dinamiche non erano molto diverse. Ognuno considerava la propria posizione come transitoria, una stazione nella quale attendere l’arrivo del treno giusto, il momento del grande salto, e quando il momento arriva il salto non era mai abbastanza grande da farti sentire arrivato, in pace con te stesso”, p. 65.

Interessante è notare che, seppure il tono qui adoperato da Pincio risuoni desolatamente critico, sul ben noto e frequentato Facebook si possono trovare non solo la pagina dedicata al romanzo, ma anche quelle di Tondi e della Tissot; lungi dall’avallare l’ipotesi di una clamorosa contraddizione, a chi scrive pare più sensato pensare a un’onesta dichiarazione di resa: è impossibile, ai giorni nostri, pubblicare un libro senza che esso diventi, oltre che argomento di lettura, argomento di chiacchiera.

Panorama prende infatti di mira, in una prospettiva più ampia, l’inclinazione contemporanea allo spiare, qui rappresentata da almeno quattro personaggi: Ottavio Tondi e Ligeia Tissot che si frequenteranno solo dai rispettivi profili del social network; l’io narrante (scrittore al quale, in un primo momento, viene attribuita la paternità di Vergine) che violerà il profilo social dello stesso Tondi; e il poeta Mario Esquilino, che architetterà una lenta vendetta basata proprio sullo spionaggio.

Ma si ritiene che la vera forza (e originalità) del libro di Tommaso Pincio stia altrove. Panorama, ambientato in un futuro appena prossimo o magari in un presente appena diverso dal nostro ma altrettanto plausibile, inizia con una frase eloquente: “Mai, la parola chiave è mai”, p. 11.

Romanzo di assenze e lontananze, di incontri mancati o forieri di catastrofi, di personaggi incompresi o incompiuti, Panorama è pervaso dalla malinconia non di chi guarda a un passato irrecuperabile, ma piuttosto di chi vive nella costante consapevolezza della fine, e alla fine riferisce ogni gesto, percependolo come superfluo e dunque compiendolo svagatamente se non trattenendolo.

E così la scelta di Ottavio Tondi di rimanere al di qua delle autentiche relazioni, di dedicarsi quasi unicamente a rapporti mediati (dalla pagina, dallo schermo di un computer), può forse restituirgli l’illusione dell’estraneità al mondo, dell’uscita dal tempo, della fuga dal punto estremo e ineludibile: “Se è vero che l’evoluzione dell’umana specie può spiegarsi in virtù di una propensione in apparenza insensata a desiderare l’impossibile, a volere la luna, Ottavio Tondi era un essere umano come tutti gli altri, a parte una piccola differenza: lui, la luna, qualunque luna, […] non soltanto non l’avrebbe mai avuta, non l’avrebbe mai davvero desiderata”, p. 21.

 
 
 

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