La vita sobria

 
 
 

Pubblicato da Neo nell’ottobre 2014, il volume a cura di Graziano Dell’Anna raccoglie dieci racconti (ciascuno firmato da uno scrittore italiano vivente) tra loro accomunati dalla presenza dell’alcol.

Apre il libro Jet lag di Claudia Durastanti. In queste pagine una cantante famosa con un passato da alcolista, quasi in una confessione, ripercorre la propria storia, il rapporto con i genitori, gli amori e le amicizie (“Mi sono innamorata di un uomo che non beveva, una volta. […] Per un po’, grazie a lui, ho avuto la pelle liscia e lo stomaco piatto, un carattere migliore. Non sono una di quelle donne che perdono carisma quando sono sobrie, l’alcol non mi ha restituito niente che non avessi già”, p. 14).

copertina_la_vita_sobria.inddIn Limoncello di Gianni Solla le differenti prospettive di tre personaggi, Renato, Giuseppe e Helena, che lavorano a diverso titolo nella stessa azienda produttrice di limoncello, “Sorrento Dream” (p. 26), rivelano con lucidità la natura brutale dei rapporti tra le figure e mostrano fino a dove può spingersi la disperazione e la miseria umana.

In Gli eroi perfetti di Fabio Viola una birra di troppo pare impedire defintivamente a Nicola e Claudia, una coppia di sposi, di vivere insieme la felicità sessuale (“Nel frigo c’era solo una lattina di birra aperta e varie bottiglie di Evian. Si versò la birra nel bicchiere che aveva lasciato nel lavello e la bevve appoggiato al davanzale della finestra”, p. 49).

Alessandro Turati in Sogni andati a male affida la voce a un giovane trentenne, grande bevitore, che racconta le proprie esperienze surreali e i rapporti tragicomici con le figure della sua vita, la nonna Irene Adele Gagliardi, la fidanzata Irene e la scimmia Adele (“Ho iniziato a bere a tredici anni nascondendomi nei cimiteri la notte. Inizialmente ci andavo coi miei amici, poi ho litigato con tutti perché mi sembrava di investire molto più di loro in alcolici e ho iniziato ad andarci da solo. Da questo fatto ho preso l’abitudine a bere di nascosto e da solo, il che mi faceva aprire armadi nella testa che pensavo di non avere”, p. 57).

Bere una bottiglia di vino nel multiverso di Francesco Pacifico ripropone quattro versioni possibili di una medesima situazione, l’incontro del protagonista con un’amica (“Poi mi ritrovo a bere Shiraz rosso in un locale nuovo del quartiere con Maria, che ha il suo borioso cappotto grigio con le maniche a sbuffo e il cappuccio largo fino a tutte le spalle, ma sotto un vestito nero lungo fino al ginocchio con bottoncini, e le calze grigie a coste”, p. 67).

In Guscio vuoto di Olivia Corio seguiamo il punto di vista di Greta Ricci Moses, una bambina che va all’asilo ed è eccezionalmente autonoma e indipendente, che non sopporta più la madre assente e inetta, la quale beve “senza alcuna forma di contegno” (“Greta cominciò a raccogliere i calici sui ripiani della cucina e sul davanzale della finestra […]. Alzandosi sulle punte li posò uno per uno nel lavandino fissando la goccia di vino rappreso che pareva sangue per via della viscosità del colore ossidato”, p. 86).

In Caduta. Libera di Dario Falconi la Storia fa da protagonista e il vino è sogno di intimità e condivisione, è occasione di libertà e festa nella vita di America Josefina Scarfò, separata troppo presto dal suo primo amore, l’anarchico Severino Di Giovanni (“«Prima di andare a dormire Severino tirava fuori un vino, tinto riquisìmo come diceva lui e brindavamo senza dirci niente, esausti di gioia e disperazione. […] Contemplavo quella bottiglia che vedevo lentamente esaurirsi come una clessidra, ogni sorso un po’ di euforia che se ne andava. […]»”, corsivi nel testo, p. 104).

L’alcol agisce contro il dolore dell’abbandono e del tradimento in L’amore reclinato di Paolo Zardi (“Aveva iniziato un po’ alla volta, con l’amaro dopo cena. Poi la sambuca nel caffè. Quindi lo spritz prima di cena, la birra piccola a pranzo, la birra media a pranzo. Il punch al mandarino con la brioche, a colazione. I boeri al rum, il grappino per digerire, il grappino per andare a dormire. Il grappino così, senza nessun motivo particolare”, p. 110).

In Tulipani di Stefano Sgambati, una bottiglia di Margaux Chateau Palmer del 2009, bevuta a cena da una coppia per festeggiare il successo professionale di Annalisa, la moglie del protagonista, pare innescare una serie di eventi, in realtà più o meno casuali, che conducono a un tragico epilogo (“«Se mi comprano il programma in America, una sera ci ubriachiamo con questa!»; ecco che cosa mi piazzò in mano Annalisa, rientrando in casa, alle 20:35 precise, quella bottiglia, entrambi ancora sull’uscio di casa, lei col cappotto e tutto, me la mise in mano, senza una busta, senza nulla, così com’era […]”, corsivo nel testo, p. 123).

Il titolo del racconto che chiude la raccolta, Una questione d’orgoglio o di estetica di Filippo Tuena, riassume il sottile legame tra il protagonista e l’alcol, che è per la voce narrante puro piacere, non terapia né rifugio (“Da un mese, o giù di lì, ho drasticamente ridotto la mia quotidiana dose di alcol. L’ho fatto spinto da una questione d’orgoglio più che da motivi di salute. Del resto ho sempre pensato che l’alcol fosse estetica pura, momento fine a se stesso”, p. 141).

Ciò che unisce queste scritture, talora molto diverse l’una dall’altra, è probabilmente il desiderio di dire la verità della misura umana; personaggi e voci narranti, in balia del caso e delle meschinerie proprie e del prossimo, osservano se stessi e la realtà da uno sguardo lucido e impietoso, liberano il lettore dai rischi di ogni consolazione che un’idea facile dell’alcol può lasciar supporre.

L’alcol è qui piuttosto ciò che permette, in tutti i sensi, di non aderire all’esistenza, a una normalità, di non assecondarne passivamente i movimenti; ci sono eccessi, ma non cardini, cioè appigli nella vita, che è ubriaca, perché imprevista e disordinata, che scivola nei corpi e li brucia un po’.

E la letteratura allora è vera se avvicina la luce davanti alla quale le parole si spengono e le mani smettono finalmente di avere presa.

 
 
 

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One comment

  1. Complimenti : la letteratura è vera se avvicina la luce davanti alla quale le parole si spengono e le mani smettono finalmente di avere la presa.” L’alcol è solo un inganno. Grazie

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