Lettere a Ludovica

 
 
 

La scrittura è un movimento verso l’altro.

Non ci si può preoccupare di aver salvi se stessi quando si va verso l’altro.

L’altro è un’ombra che non si può prendere, i cui gesti sono sfuggenti, le risposte non visibili prima. Cercare di immaginare l’altro è tattica, calcolo. L’altro è un corpo che non ha somiglianze.

Ogni movimento è una perdita di sé, è un fare che non si cura del risultato, cioè del compenso.

Ogni movimento ha un ritmo preciso che tenta di eccedere, di farsi subito suono, perché dare è anche dissipare.

Ogni movimento è tempo.

La scrittura verso l’altro è insieme stratificarsi di tempo e istante, ma non è prestazione, è lettera.

L’altro è il vuoto dentro il quale tentiamo di sistemarci, immaginandolo come una cavità, per poterlo tenere nella mente.

L’altro è l’assente che limita.

lettere a ludovicaAll’altro si portano l’ironia e l’irriverenza che nascondono un grande dolore (Cesare Pavese), l’analisi e il disquisire, le idee (Felice Balbo), la dimensione quotidiana e i consigli, l’affetto e la tenerezza della madre (Natalia Ginzburg).

“Caro chiodino, qui tutti Le vogliono bene e desiderano conoscere quello che chiamano «il Suo mistero». Sia buona e ce lo venga a raccontare” (Cesare Pavese, Felice Balbo, Natalia Ginzburg, Lettere a Ludovica, a cura di Carlo Ginzburg, Archinto, Milano, 2008, p. 25. Nella sezione Lettere di Cesare Pavese).

“Chissà se un giorno o l’altro riuscirò a capire come è fatta la tua testa”; “Tanto più che non so a che punto sei tu, cosa pensi, cosa temi, cosa desideri. Mi dici frasi sibilline come quelle sul «buio assoluto», che non so in che senso prendere” (Ivi, p. 51; p. 55. Nella sezione Lettere di Felice Balbo).

“Che vita fai? Continui a essere pallida?”; “Sei sempre così chic? Sei sempre piena di orchidee e raffinatezze?” (Ivi, p. 66; p. 68. Nella sezione Lettere di Natalia Ginzburg).

L’altro non corrisponde.

 
 
 

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2 comments

  1. Un altro frammento di storia culturale del Novecento italiano, e un’altra immersione in personalità fra le più lucide che questo paese abbia conosciuto, che senza le cure di Giovanna Piazza e Claudio Bagnasco ci sarebbe sfuggito.

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