L’offesa

 
 
 

succulenteQuesto imperdibile libro di Ricardo Menéndez Salmón (tradotto dallo spagnolo da Claudia Tarolo, che di questo volume è anche editrice insieme a Marco Zapparoli – Marcos y Marcos) è il racconto lucido e teso della tragica interruzione nella vita di Kurt Crüwell, in seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Il sentire di Kurt, giovane costretto a fare il soldato, si spegnerà alla visione di una carneficina (episodio che ricorda un altro analogo massacro raccontato nel breve e penetrante Le parole di Vercors, edito da il nuovo melangolo).

“Ci sono corpi che si chiudono e corpi che si aprono; ci sono corpi che si abbassano e corpi che si alzano; ci sono corpi che domandano e corpi che rispondono. Ma può un corpo distaccarsi dalla realtà? Può un corpo, di fronte all’aggressione del mondo, di fronte alla brutalità del mondo, di fronte all’orrore del mondo, sottrarsi alle proprie funzioni, rifiutarsi di continuare a essere corpo, sospendere le proprie facoltà, rinunciare a essere quello che è; vale a dire, rinunciare a essere una macchina sensibile? Può un corpo dire “Basta, non voglio andare oltre, questo è troppo per me”? Può un corpo dimenticarsi di se stesso?” (p. 61).

Ne L’offesa la scrittura racconta la lacerazione tra un uomo e il proprio corpo, tra il corpo e ciò che con esso confina. Davanti all’inspiegabile violenza dell’essere umano e del mondo, Kurt smetterà di essere toccato e il dolore crescerà in lui solamente “come idea” (p. 70).

Solo alla fine del libro, quel corpo offeso dell’illimitato, assente e astratto Kurt mostrerà per un momento la propria presenza e si ricorderà di sé. Anche se il mondo proverà a negarne la traccia.

Perché il corpo porta il segno della memoria del tempo e sancisce l’unicità di un essere, la singolarità di ciascun individuo, il suo limite.

Può la scrittura far vivere la vita perduta, non sentita?

Può la scrittura essere un corpo?

 
 
 

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2 comments

  1. Si, perché la scrittura può far vivere la vita perduta attraverso la persona amata ed essere,così, uno stesso corpo. Proprio come il matrimonio, in cui c’e’ la comunione dei corpi e delle anime. Pensiamo alle persone disabili, inchiodate in un letto con vari limiti corporali…se non vivessero con e attraverso la persona amata, il loro handicap sarebbe insopportabile e con conseguenze indicibili per se stessi e per l’intero creato. Grazie

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