Il maiale

 

di Danilo Soscia

 

 

3La notte prima dell’arrivo del santo, ci portarono da mangiare il cadavere di un uomo.

Lo dividemmo con equità, lasciando alle partorienti le porzioni più grasse. Io e i miei fratelli cercammo di polverizzarne anche le ossa, così che al mattino era esalato anche il sapore nelle nostre gole.

Sazi, ci sdraiammo alla prima luce nell’attesa che gli abbeveratoi fossero riempiti dai nostri guardiani. Fummo preda di una sete straordinaria, e molti dei miei fratelli ebbero il timore di non poterla estinguere con tutta l’acqua dolce esistente al mondo.

Nonostante la nostra viva speranza, non fu acqua quella che condussero nel nostro recinto, bensì un altro uomo. Vidi due dei nostri guardiani accompagnarlo con reverenza. Giunti davanti al cancello d’ingresso, uno dei due osò stringergli il polso, pronunciando un timoroso segno di diniego con la testa. L’uomo lo scostò con rabbia. Poi, salì in piedi sulla staccionata e si lasciò cadere a faccia in giù nel fango.

Toccò a me annusarlo, mentre a tutti noi sembrava morto, o svenuto. E lo annusai a lungo, fino a quando il mistero del suo odore non mi fu chiaro. Era il mio, era quello dei miei fratelli.

Si avvicinarono alcuni dei miei parenti e mi domandarono, Ci è permesso mangiarlo? Risposi, Non è consentito mangiare i nostri simili. In due lo afferrammo con i denti per una manica della tonaca nera che indossava, e a colpi di naso lo rovesciammo sulla schiena per studiarne il volto. Era un giovane senza barba, il mento pronunciato, i lobi delle orecchie appestati da una crosta gialla dall’odore dolciastro.

Decisi allora di forzargli la bocca con la mia, per sentire il sapore della sua saliva, ma il giovane si ridestò e si mise a sedere in mezzo a noi. Mi domandò, confuso, Sai dirmi il tuo nome? Voglio rammentarti a Dio per avermi ridato la luce degli occhi. Risposi, Tu offendi l’onniscienza di Nostro Signore. Che bisogno ha l’Altissimo di conoscere il mio nome per ricompensarmi? A me e ai miei fratelli, invece, non è ancora dato sapere chi sei tu, frate.

Disse, Papa Innocenzo mi ha comandato di predicare il Vangelo presso di voi, e io ho ubbidito.

Lo osservai ancora. Era giovane e aveva già perso quasi tutti i denti. Dissi a mia volta, Noi conosciamo bene la parola di Dio. Forse il Papa è ignaro di questo, tanto da sentirsi in dovere di inviare un giovane malato come te per un’impresa tanto inutile?

Lo vidi mettersi a quattro zampe, e così raggiungere un capannello formato da alcuni di noi. Incise il fango con le mani e le ginocchia, e andò a incastrare la sua testa tra quella dei miei fratelli.

Si rimise in piedi e si spogliò della tonaca. Disse, È vostra, prendetela.

La pelle era tesa sulle costole, sulle scapole, e non aveva peli, tranne che sul pube e sotto le braccia.

Domandai, Da quanto tempo digiuni, frate? Rispose, Non contare i giorni in cui digiuni, ma quelli in cui mangi. Risposi io ridendo, È difficile per noi rispettare una simile regola. Noi mangiamo tutti i giorni della nostra vita.

Provai rabbia per la sua arroganza. Pensai che forse potevamo trasgredire il comandamento che prescriveva di non mangiare i nostri simili. Fui sul punto di chiamare a raccolta i miei fratelli per accerchiarlo, e così porre fine a quella ridicola evangelizzazione. Dissi allora, Ti mostri nudo a noi solo per imporci il peso della tua magrezza. L’unico sentimento che susciti in me è il pianto, lo stesso che mi prende quando un pasto non è sufficiente a saziarmi.

Si mise a sedere, il volto annerito dalla cenere che teneva fermo il fango del recinto.

Domandò, Sul dorso di quale animale Gesù Cristo è entrato a Gerusalemme? Risposi, Su quello di un asino.

Rise, No, hai sbagliato. Cristo entrò a Gerusalemme sul dorso di un maiale. Dissi, Tu bestemmi Nostro Signore. Chi sei, frate, per contraddire le Sacre Scritture? L’Apostolo Giovanni ha detto, Gesù, trovato un puledro d’asina, vi montò sopra. E prima del divino Apostolo fu il profeta Zaccaria a dire, Umile cavalca un asino. Nessuno ha mai parlato di maiali. Con le tue parole offendi noi e l’Eterno.

Masticò una manciata delle ghiande avanzata sul fondo di una delle mangiatoie. Deglutì e sempre rivolto a me disse, Perché sei incredulo? Nei sacri Vangeli non vi è forse notizia di maiali?

Dissi, No, mai.

Si alzò in piedi, irato, Non sta scritto forse nel Vangelo di Matteo, C’era una numerosa mandria di porci a pascolare, e i demoni presero a scongiurarlo dicendo, Se ci scacci, mandaci in quella mandria?

Mi concentrai allora sul volto del frate. Provai dolore. Girai su me stesso e gli dissi, A Cristo importava più salvare due indemoniati che una mandria di maiali.

Rimase in silenzio, e per questo lo aggredii, La nostra funzione è quella di morire. Attendiamo la nascita dei figli che abbiamo generato per calcolare l’esatto momento in cui saremo macellati.

Il giovane frate mi venne allora vicino e disse, Cosa vi differenzia dunque dagli uomini?

Fui preso nuovamente dallo sconforto e dalla rabbia, e così gli urlai, Vuoi forse insegnarmi tu la differenza tra un uomo e un maiale?

Si mise allora a pregare e chiamò a sé i miei fratelli e sorelle, Venite vicino a me per ascoltare la buona novella.

Raccolse tra le braccia il più piccolo di noi, e disse, Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Betfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro, Andate nel villaggio che vi sta di fronte, subito troverete un maiale. Scioglietelo e conducetelo a me.

Io e i miei fratelli fummo increduli. Il più piccolo di noi, ancora accucciato nelle braccia del frate, domandò, La folla lo accolse esultante anche se Gesù entrò a Gerusalemme sul dorso di un maiale? Rispose, Certo, E tagliava rami dagli alberi e li stendeva sulla via. E innanzi e indietro gridava, Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Pregammo con il frate sino al tramonto, forse felici in cuor nostro di sapere che Cristo entrò nella Città Santa sul dorso di un maiale.

Prima di notte, i guardiani ci portarono da mangiare e da bere. Dissero al frate, Papa Innocenzo ti vedrà di nuovo domani. Dove trascorrerai la notte? Rispose, Qui, tra i maiali.

Si sdraiò in mezzo a noi, e così lo coprimmo con la tonaca di cui si era spogliato. Prima che il sole sorgesse di nuovo, lo interrogai ancora, A me puoi dirlo, frate. È vero che Nostro Signore entrò a Gerusalemme sul dorso di un maiale? Aprì gli occhi e mi domandò, Quando nasceranno i tuoi figli? Risposi, Fra pochi giorni.

Ebbi paura del buio. Annusai la terra e scoprii che aveva l’odore del sangue umano. Per un attimo mi convinsi che sarebbe stato possibile fuggire, ma il terrore della fame mi inchiodò al fango.

E fu di nuovo giorno.

Vidi il frate, in piedi, rivestito della sua tonaca rattoppata, in attesa davanti al cancello. Lo raggiunsi e offrii la mia povera testa alle sue mani. Dissi, Non voglio morire.

Si rivolse a me senza guardarmi, Sarai tu a condurmi da Papa Innocenzo. Come Gesù Cristo, arriverò al suo cospetto sul dorso di un maiale.

Gli domandai, Non temi possano dire che sei un folle?

Rispose, Bisogna essere folli per essere chiari.

E così lasciammo il recinto.

 

Danilo Soscia è nato a Formia nel 1979. Scrittore, giornalista, studioso di letteratura di viaggio e di Asia Orientale, vive e lavora a Pisa. Ha esordito nella narrativa nel 2008 col sorprendente Condòmino. Storie per 36 interni (Manni) e ha curato In Cina. Il Grand Tour degli italiani verso il Centro del Mondo 1904-1999 (Ets). Due brani del romanzo inedito Il vangelo secondo la scimmia. Viaggio intorno al mondo sono usciti su Atelier (n° 71, a. XVIII, settembre 2013). Il brano che qui presentiamo è tratto dal lavoro anch’esso inedito I topi. Biblia pauperum.

 

L’immagine proviene da qui.

 
 

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4 comments

  1. Tanto per rompere il ghiaccio. La volontà di stupire si vede tutta. Ma pur di confondere? Tante affermazioni così declaratorie e sentenziali “Testi che osino!” potrebbero spaventare coloro che timidamente vorrebbero (com)partecipare.
    Quanto al racconto: ritrovarsi tutti suini in quanto vera polpa o succo dell’umanità: minaccia o realtà?
    Lo stile parabolico ricorda un po’ quello borgesiano. Ognuno (io in questo caso) si esprime come sa, ma questo a me pare comunque un gran bel complimento (incoraggiamento).
    Altra carne al fuoco (dopo il maiale) è quel ch’io chiedo e m’aspetto.

    1. Caro Marco,
      rispondo solo per quanto riguarda il blog: piuttosto che stupire, confondere o spaventare, le nostre parole vorrebbero semplicemente fornire ai lettori una chiara indicazione su chi siamo e su che tipo di testi, e di libri, ci interessano.
      Grazie per aver letto le nostre pagine di servizio e, soprattutto, il racconto di Danilo Soscia.

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